
CASTROVILLARI – Un brutto processo. È cominciato ieri, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari, Marianna Ferrante, e proseguirà dinanzi al collegio penale che sarà presieduto dalla giudice Anna Maria Grimaldi.
Dal prossimo 7 marzo, cominceranno a sfilare e a deporre i testimoni, per primi quelli citati dal pubblico ministero, Raffaela Di Carluccio D’Aniello:
si tratta dei carabinieri di Corigliano-Rossano che avevano svolto le indagini nei confronti dei 3, ieri indagati e oggi imputati, tutti dello stesso nucleo familiare del centro storico coriglianese, attualmente sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Per avere usato violenza fisica e psicologica nei confronti d’un quarto loro familiare, fisicamente menomato, costretto su una sedia a rotelle e invalido civile titolare di pensione.
Gli stessi imputati avevano “documentato” le loro “gesta” attraverso un video, che avevano poi fatto circolare sul social network di WhatsApp e che era passato barbaramente di chat in chat, prima che la brutta faccenda venisse segnalata agli uomini del tenente colonnello Marco Filippi.

Il processo è di competenza dei giudici in collegio (in numero di 3) e non d’un solo giudice, l’ha deciso ieri la dottoressa Ferrante, alle cui cure, il giudice per le indagini preliminari, Orvieto Matonti, aveva affidato il processo a seguito del rinvio a giudizio dei tre coriglianesi, tutti difesi dall’avvocato Antonio Pucci.
Il giudice monocratico ha così accolto le richieste sia del pubblico ministero Di Carluccio D’Aniello che del difensore della povera vittima adesso ricoverata in una struttura protetta e costituitasi parte civile in giudizio, l’avvocato Giuseppe Vena. direttore@altrepagine.it