
ROMA – I giudici della suprema Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso presentato dai legali del 30enne Gennaro Presta di San Lorenzo del Vallo, disponendo l’annullamento senza rinvio
dell’ordinanza emessa dal Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei suoi confronti nell’ambito dell’inchiesta anti-‘ndrangheta “Athena 2” che a metà novembre dell’anno scorso l’aveva visto finire in manette assieme ad altri 14 soggetti, uomini e donne, tutti ritenuti dai magistrati antimafia di Catanzaro fiancheggiatori del 39enne ex latitante Leonardo detto Nino Abbruzzese, ultimo reggente dell’omonima famiglia ‘ndranghetista degli zingari di Cassano Jonio che assieme alla famiglia cassanese dei Forastefano domina criminalmente l’intera Sibaritide.

Il boss Abbruzzese è detenuto al carcere duro del 41-bis
Presta (difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Andrea Sarro) è accusato d’estorsione mafiosa proprio in favore della cosca, la Cassazione ha ritenuto infondate le motivazioni alla base della misura cautelare, annullando in via definitiva l’ordinanza restrittiva, ma la Procura distrettuale Antimafia catanzarese ha già richiesto il processo con rito immediato per lui e per gli altri 14 imputati (A processo gli uomini e le donne “a disposizione” del boss Nino Abbruzzese). Presta, dunque, andrà a giudizio da uomo libero. redazione@altrepagine.it