Ecco come Marco Abbruzzese, l’“ultimo uccello” del suo clan, aveva preso di mira Cristian Vocaturi e Marco Mignogna che poi l’hanno denunciato

CASSANO JONIO – Ancora ben lungi dal poter gridare alla «primavera» di Cassano Jonio o della Sibaritide, ma qualche buon segnale proprio da Cassano – “sede centrale” del locale di ‘ndrangheta attivo in questo vasto comprensorio – è certamente arrivato dall’ultima maxi-inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha portato in carcere il 44enne Marco Abbruzzese detto ‘U palumm (foto).

È “l’ultimo uccello” della famiglia ‘ndranghetista cosiddetta degli zingari, da qui il nome inglese Last bird dato all’operazione.

Con lui, è finita in carcere pure sua cognata, la 36enne Finizia Pepe compagna di vita e di ‘ndrangheta d’uno dei fratelli, quel Nicola Abbruzzese detto Semiasse cui lo stesso provvedimento restrittivo è stato notificato nel carcere di Cuneo ove già da tempo si trova rinchiuso in regime di 41-bis, come pure al ritenuto capo della famiglia alleata degli Abbruzzese, il 37enne Pasquale Forastefano detto L’animale oppure Il pazzo, anche lui già da tempo detenuto al “carcere duro” in quel di Parma, e al 41enne Francesco Faillace, lui cautelato col solo divieto di dimora in Calabria ha ricevuto il provvedimento in Spagna dove attualmente si trova.

Finizia Pepe

L’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori antimafia Alessandro Riello e Stefania Paparazzo sotto l’esperta guida del procuratore Salvatore Curcio, è stata condotta “sul campo” dai carabinieri della Compagnia di Cassano e del Comando provinciale di Cosenza. E ruota, in particolare, sulle attività estorsive dei protagonisti. Stavolta finiti nella “rete” dell’Antimafia sostanzialmente su iniziativa delle vittime di turno, che, con le loro circostanziate denunce, hanno dato un impulso decisivo a spaccati investigativi sui quali i carabinieri non hanno mai mollato la presa. A cominciare dai servizi d’osservazione, controllo e pedinamento proprio dell’“ultimo uccello” degli Abbruzzese, Marco ‘U palumm, predestinato a prendere le redini della famiglia immediatamente dopo la cattura del fratello minore, il 39enne Leonardo detto Nino oppure Castellino, riuscito a farla franca al blitz della maxi-inchiesta “Athena” del 30 giugno 2023 e preso dai carabinieri soltanto 4 mesi dopo, da latitante, nella villa d’alcuni “compari” in quel di Bari.

Nicola Abbruzzese

Da allora ‘U palumm intensificò i contatti coi familiari detenuti tramite i colloqui in carcere (ben 87 quelli censiti nel giro di pochi mesi in numerose carceri italiane), e, seguendone le direttive criminali, cominciò la propria poliedrica attività di “reggenza” del clan familiare. A cominciare dalle estorsioni.

La “marcatura a uomo” di ‘U palumm all’imprenditore Vocaturi

Tra la fine del mese di gennaio e marzo dell’anno scorso, Abbruzzese avrebbe “marcato stretto” un noto imprenditore cassanese di Lauropoli, il 38enne Cristian Raoul Vocaturi, con variegate attività d’impresa che spaziano dall’agricoltura all’edilizia, il primo settore dei quali lo vede impegnato anche in importanti ruoli politici e sindacali a livello regionale e nazionale.

Cristian Raoul Vocaturi

La drammatica situazione dell’impresario venne presa in carico dai carabinieri della Compagnia di Cassano l’11 marzo d’un anno fa, quando Vocaturi si presentò in caserma a rendere una coraggiosa, dettagliatissima denuncia nei confronti di Abbruzzese ‘U palumm. Che cominciò a “intercettarlo” davanti al noto bar cittadino Coffee Break adiacente la stazione di servizio Eni, dove lui era solito fare colazione ogni mattina. I due già si conoscevano da tempo, dal momento che l’imprenditore gli aveva dato spesso, su esplicita richiesta, del materiale ferroso di cui ‘U palumm faceva raccolta e commercio attraverso la propria ditta Euro ferro.

“L’ultimo uccello” Abbruzzese era accorto:

alla propria vittima chiedeva infatti d’appartarsi per poter parlare in un angolo fuori dalla visuale delle tante telecamere del distributore di carburanti e senza gli smartphone addosso al fine di non essere ripresi ed eventualmente intercettati.

«Devi andare ad Apollinara, ci sono degli “amici” che ti vogliono parlare per garantirti tranquillità sui cantieri per queste gare che hai vinto», questo l’invito dell’aguzzino all’imprenditore preso di mira.

Il riferimento era alle due pubbliche gare d’appalto che Vocaturi con la propria impresa edile s’era aggiudicato, la prima per l’ampliamento della strada Lauropoli-Cassano, la seconda per la ristrutturazione d’un immobile comunale di San Demetrio Corone destinato a divenire una casa di cura.

Due esecuzioni di lavori pubblici per un ammontare complessivo di circa 2 milioni di euro.

La consegna dei lavori da parte del sindaco di Cassano Gianni Papasso all’impresa di Vocaturi

«Il 3%, come fanno tutti gli altri…». Abbruzzese, per essere più convincente e persuasivo, spese pure il nome del più noto boss Damiano Pepe detto Tripolino, padre di Finizia Pepe – «Compa Damiano, quello di sotto»l’“uomo di rispettodi Sibari da sempre alleato in un tutt’uno con la famiglia Abbruzzese.

«No, grazie: io pago già un istituto di vigilanza», fu questa la prima e poi costante risposta dell’imprenditore che esplicitava il proprio rifiuto della “protezione” ‘ndranghetista:

«Io non ho mai pagato e mai pagherò tangenti in vita mia, anzi, la prossima volta ti vado a denunciare. Già in passato a tuo fratello Nino ho dato centinaia di litri d’olio della mia azienda agricola. Mi devi lasciare in pace, io con te non mi ci voglio nemmeno far vedere, io l’interdittiva antimafia per te non la prenderò mai».

La risposta di Abbruzzese fu:

«Adesso ci sono io e devi fare come dico io… Se ti succede qualcosa al cantiere, poi non venire da me…».

Dopo circa una settimana, una domenica mattina, stesso copione all’interno questa volta d’un bar diverso, il Free time di Lauropoli, sempre con l’invito ad appartarsi – nella circostanza in una saletta riservata del locale – e sempre senza telefonini addosso, «Stasera devo parlare con compa Damiano…», questa la conclusione della reiterata richiesta estorsiva.

Dopo qualche giorno ‘U palumm tornò alla carica in modo ancora meno “elegante”, fermando l’imprenditore per strada e intimandogli di seguirlo fino a un terreno agricolo nei pressi della famigerata roccaforte degli zingari, il quartiere Timpone rosso di Lauropoli:

«Devi metterti a posto!». Era l’ultimatum ‘ndranghetista.

Nei giorni a seguire, un venerdì, l’ennesimo invito a seguirlo rifiutato da Vocaturi che si trovava sul cantiere cassanese, e, una domenica, il giorno precedente la sua denuncia in caserma, l’ingresso improvviso di Abbruzzese nel bar Free time dove Vocaturi si trovava e dove c’erano diverse altre persone, lo sguardo minaccioso nei suoi confronti e la repentina uscita dal locale del boss.

L'”assalto silenzioso” al Lido Stella Maris di Mignogna

Sicuramente poco “spontanea”, ma non per questo meno coraggiosa, è stata la denuncia d’un altro imprenditore vessato da Marco Abbruzzese:

si tratta del 45enne cassanese Mario detto Marco Mignogna, pure lui dalle molteplici attività imprenditoriali che spaziano dall’agricoltura ai servizi d’autospurgo, fino alla gestione del Sibari resort e dell’annesso lido balneare Stella Maris sulla spiaggia del comune di Villapiana.

Al cospetto di Mignogna, ‘U palumm si presentò la mattina del 15 luglio dell’anno scorso. E i carabinieri di Cassano lo sapevano ancor prima che l’imprenditore “vuotasse il sacco”, dal momento che già da qualche tempo stavano seguendo le “mosse” dell’ultimo “reggente” degli Abbruzzese. 

Il lido “Stella Maris” di Villapiana

Per questo, nel successivo mese d’ottobre, l’imprenditore venne convocato in caserma, dopo che gl’investigatori avevano acquisito agli atti d’indagine le registrazioni delle telecamere di video-sorveglianza del lido Stella Maris ove era avvenuto l’incontro tra lui e l’indagato.

Non era stata certo una visita di cortesia, quella:

«Dapprima mi chiedeva del materiale ferroso, cosa già accaduta in precedenza, e, al mio diniego, mi diceva che avrei dovuto contribuire con del denaro al mantenimento dei suoi fratelli carcerati. Io come al solito prendevo tempo e da allora non l’ho più visto».

Mignogna – per sua stessa ammissione nella denuncia resa ai detective dell’Arma – era vecchio “cliente” degli Abbruzzese e dei Forastefano al contempo.

Pasquale Forastefano

Già nel 2019, infatti, aveva subito un tentativo d’estorsione da parte del fratello Nicola Semiasse, di Pasquale L’animale e di Francesco Faillace, i quali avrebbero tentato d’estorcergli denaro mentre la ditta d’autospurgo di famiglia era impegnata in lavori di pulizia della rete fognaria per conto del Comune di Spezzano Albanese. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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