Condannato a 7 anni di carcere e con un’altra richiesta di condanna a 10, fino a febbraio scorso era recluso a Civitavecchia. Per i magistrati antimafia fu anche il killer di ‘U cacagliu e della moglie, ma ora è libero e ha soltanto il divieto di mettere piede in Calabria…

CATANZARO – C’è un “caso da accademia” tra le pieghe delle ultime maxi-inchieste e dei relativi processi anti-‘ndrangheta che riguardano la Sibaritide. Ed è quello che riguarda un ritenuto affiliato alla “supercosca” ‘ndranghetista che da Cassano Jonio, con le sue “propaggini” negli altri comuni e territori del comprensorio, “governa” tutti gli affari criminali della Piana.
Lui è “in quota” alla famiglia Forastefano, anche e soprattutto per ragioni di parentela dal momento che sua madre è una Forastefano:
nato e cresciuto sotto il “firmamento” della ‘ndrangheta sibarita, il 41enne Francesco Faillace (nella foto d’apertura) è figlio del defunto boss Federico detto Ricuzzu Faillace, morto ammazzato il 21 agosto del 2009 in un agguato a colpi di kalashnikov compiuto nelle campagne di contrada Apollinara di Corigliano-Rossano al confine col comune di Spezzano Albanese.

L’omicidio di “Ricuzzu” Faillace è da 16 anni insoluto
Pluripregiudicato, Francesco Faillace ha sul groppone un’altra condanna – in primo grado – a 7 anni di carcere inflittagli lo scorso 10 febbraio nell’ambito del maxi-processo “Athena”, e una richiesta di condanna a 10 anni e quattro mesi nell’ambito del maxi-processo “Gentlemen 2” che dovrebbe giungere a sentenza da qui a breve. Processi nei quali è imputato per associazione mafiosa, estorsione e traffico internazionale di droga.
Secondo i magistrati inquirenti della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, Faillace è un “uomo di punta” della ‘ndrangheta sibarita.
Il 17 luglio dell’anno scorso, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura Antimafia, gli aveva fatto notificare, nel carcere di Civitavecchia dov’era recluso, l’ennesima ordinanza applicativa della misura cautelare carceraria, la quarta nel giro di meno di due anni, questa volta con una ben più grave accusa, duplice omicidio:
la magistratura gli contestava, infatti, d’essere stato uno dei due killer che, nel tardo pomeriggio del 4 aprile 2022 in una masseria al confine tra i comuni di Cassano Jonio e Castrovillari, avevano ammazzato a colpi di pistole il 57enne pregiudicato cassanese Maurizio Scorza detto ‘U cacagliu e la moglie 38enne di nazionalità tunisina Hedhli Hanene detta Elena.

La coppia uccisa 3 anni fa
Meno di sette mesi dopo, però, il Tribunale del riesame di Catanzaro, su rinvio motivato da parte dei giudici della Cassazione, aveva altrettanto motivatamente ma clamorosamente annullato il suo arresto per il doppio fatto di sangue, mentre in quelle stesse ore, nello stesso Tribunale catanzarese, lo stesso “rimediava” i 7 anni di carcere inflittigli col rito abbreviato in primo grado per “Athena” da parte del giudice per l’udienza preliminare Gilda Danila Romano.
La stessa giudice che, dopo avergli inflitto la condanna, gli ha revocata la misura carceraria sostituendogliela con quella del divieto di dimora in Calabria.
Già, perché Faillace, ancor prima dei guai giudiziari degli ultimi due anni, aveva stabilito la propria residenza all’estero, e precisamente in Spagna, a Benidorm, sulla Costa Blanca. E infatti da qualche mese si trova libero e di nuovo all’ombra della penisola iberica, da dove era stato estradato all’inizio della sua singolare vicenda giudiziaria.
Proprio la giudice Romano nei giorni scorsi ha emesso una nuova ordinanza cautelare nei confronti di Faillace (la quinta) unitamente a Marco Abbruzzese ‘U palumm, Finizia Pepe, Nicola Abbruzzese Semiasse e Pasquale Forastefano L’animale, loro tutti in carcere, due dei quali al 41-bis.
Il provvedimento era stato richiesto ancora una volta dai magistrati inquirenti della Procura Antimafia catanzarese, che avrebbero voluto riportare in carcere Faillace, accusato di un’altra estorsione mafiosa.

Ecco quel che scrive la giudice Romano proprio in relazione alla posizione di Faillace, per la quale ha rigettato la richiesta d’una nuova carcerazione:
«Quanto a Faillace Francesco, la sua figura già emersa nelle precedenti già richiamate vicende criminali, si pone come soggetto che chiaramente si affianca a quella di Forastefano Pasquale.
La vicenda qui attenzionata è coeva con altra analoga per la quale l’indagato ha già ricevuto condanna nel procedimento “Athena”.
In quella sede, tuttavia, sono state valorizzate una serie di circostanze che hanno fatto ritenere lo stesso meritevole di un credito fiduciario che ha portato alla degradazione della misura in quella del divieto di dimora nella regione Calabria, in considerazione che le azioni censite sono state integrate da specifiche vicende estorsive a imprenditori della zona, nonché del dato che lo stesso ha avviato un sostanziale nuovo percorso di vita all’estero.
Pertanto, il dato temporale porta a far ritenere che anche per tale ulteriore vicenda la misura cui al momento il Faillace è assoggettato si ponga come idonea anche in relazione alle esigenze cautelari che possono individuarsi nel legame che nel tempo si è visto sussistere fra la sua figura e quella della famiglia Forastefano, chiaramente ancora per via mediata attiva sul territorio».
Faillace è difeso dagli avvocati Enzo Belvedere e Leone Fonte, e, per l’ultima indagine che lo riguarda, ora è in attesa d’essere interrogato in collegamento telematico dalla Spagna dalla giudice che ha respinto la richiesta del suo nuovo arresto. direttore@altrepagine.it