
CORIGLIANO-ROSSANO – Leggo da diversi giorni articoli e commenti sull’avvenuta fusione tra Corigliano e Rossano, a vario titolo partecipano a questa discussione svariate persone.
Da coriglianese, anche se non più residente, vorrei dire la mia che è in totale disaccordo con quello che leggo nei vari interventi.
Trovo la discussione sbagliata, e non adeguata al problema.
Come avrebbe detto un mio conoscente, oramai non più di questa terra, «Ami persi i voi e jemi truvanni i corni».
Tradotta:
«Abbiamo perso i buoi e andiamo cercando le corna».
I coriglianesi si lamentano che i rossanesi sono stati più bravi?
Può darsi, ma non è che staccandoci dai bravi, diventiamo bravi noi.
È come se in una classe del liceo, viene impedito al bravo della classe di frequentarla e per magia, diventano bravi gli altri.
Il bravo è tale perché studia, si impegna, memorizza, discute delle materie studiate, se gli altri non fanno queste cose, sono destinati a restare somari.
In altre parole, da decenni, Corigliano ha sviluppato gran parte della classe politica ignorante e poco attenta alle problematiche sociali, economiche e culturali del paese.
Corigliano, per come me la ricordo io, è sempre stata terra di conquista di politici di altre zone che attraverso i vari galoppini con metodi clientelari facevano incetta di voti senza lasciare nulla al paese se non qualche favore alla “clientela”.
Di Piano regolatore, in paese, se ne è parlato per la prima volta nel 1972, ma gli sviluppi politici, in seguito, hanno partorito dei mostri, vi sembra un posto con sviluppo edilizio armonioso lo Scalo?
Vogliamo parlare di Schiavonea, dove due anni fa, per andare a trovare degli amici, sono venuti a prendermi per strada perché non riuscivo a trovare la via?
Una viabilità chiara, infatti, non esiste.
La fusione richiede da parte dei rappresentanti politici un impegno maggiore, uno sforzo culturale che per chi non è abituato a farlo, sembrerà di dover scalare il Monte Bianco.
Se la fusione viene meno non è che per la popolazione cambia granché, ci ritroveremmo di nuovo l’ignoranza alla gestione della cosa pubblica e questo farebbe solo felici i politicanti e i loro lacchè, abituati a fare dei calderoni, dove, con fare da novelli Masaniello, urlano e strepitano, mischiando i vari problemi, senza dare una sola indicazione per risolvere uno dei problemi sulla carta.
Dagli anni ‘80 in poi, qualcuno può indicarmi un politico o un partito che abbia proposto cosa deve diventare Corigliano?
Deve vivere di turismo?
Di agricoltura?
Di industria?
E se qualcuno ha avuto delle idee, cosa ha fatto per realizzarle?
Si continua a citare questo benedetto porto, ma noi sappiamo che è un carrozzone costruito senza nessuna necessità, solo per pura propaganda politica, ma visto che oramai c’è, cosa ne pensa la politica coriglianese?
Cosa suggerisce di farci?
Secondo me non hanno nessuna idea, ma si affidano alle momentanee trovate di qualcuno, che vuole lucrare, con proposte che vivono dalla sera alla mattina, come le varie fabbriche di riciclaggio cartucce di stampanti e così via.
Si continua a citare questo insediamento della Baker Hughes, ma non mi sembra che abbia scelto un altro posto dove insediarsi, ha smesso di cercare, forse perché, viste le difficoltà economiche di questo governo nazionale che ha tagliato i benefici fiscali per gli insediamenti industriali al Sud, ha preferito non rischiare soldi propri.
In conclusione, mi piacerebbe che il problema della fusione venisse affrontato con maturità, tenendo presente che, più si allarga la popolazione, più necessita studio e preparazione.
So perfettamente che i piccoli portatori di voti per politici di scarso valore e loro stessi, biasimano l’allargamento della platea politica che li costringe nella migliore delle ipotesi a ruoli marginali se non addirittura alla loro dissolvenza.
Il consiglio che mi sento di dare è il solito:
cari politici coriglianesi, istruitevi, organizzatevi, lottate e smettetela di frignare.
Cordialmente, Mario Esposito
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