Si appropriò con dolo di somme spettanti alla pubblica amministrazione sanitaria. Processo da rifare per i ginecologi Anna Santo e Pietro Rocco Scorpiniti

ROMA – Prestavano servizio nel Reparto di Ginecologia dell’ospedale “Guido Compagna” di Corigliano-Rossano (foto) e lì erano stati autorizzati dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza a svolgere, in regime di convenzione, attività libero-professionale cosiddetta intramoenia.
Si sarebbero però appropriati d’una serie di somme che invece spettavano all’Asp.
In particolare, emettendo fatture recanti l’intestazione dell’Asp, registrando falsamente nel sistema informatico dell’ente pubblico l’incasso, ma non versando all’azienda sanitaria stessa quanto di spettanza, in tal modo appropriandosene, ma anche ricevendo somme di denaro da alcune pazienti non emettendo alcuna fattura con l’intestazione dell’Asp e omettendo di versare le somme.
Così, a seguito d’indagini svolte dalla guardia di finanza nel 2013, sono finiti a processo per il grave reato di peculato.

Si tratta di 3 notissimi medici ginecologi:
l’ex primario Giuseppe Pranteda di 76 anni, la dottoressa Anna Santo di 72, e il dottore Pietro Rocco Scorpiniti di 72.
Tutt’e tre i professionisti erano stati condannati a 2 anni di carcere (con pena sospesa), tanto nel processo di primo grado celebratosi nelle aule del Tribunale di Castrovillari quanto dai giudici di secondo grado della Corte d’Appello di Catanzaro.
Sul caso giudiziario adesso c’è anche la pronuncia dei giudici della suprema Corte di Cassazione. Che hanno messo il sigillo definitivo sulla condanna di Pranteda:
nella sentenza viene citato «un carteggio utile solo a tentare di allontanare da sé sospetti, con ciò rivelando una particolare intensità del dolo».
L’ex primario è stato difeso dagli avvocati Francesca Rosa Rizzuti e Espedito Rizzuti.
La Cassazione ha invece annullato le condanne della dottoressa Santo e del dottore Scorpiniti, rinviando gli atti processuali che li riguardano ai giudici d’una diversa sezione della Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo processo nei loro confronti.

Ecco su cosa puntano le difese della dottoressa Santo e del dottore Scorpiniti
La difesa della dottoressa Santo, rappresentata dall’avvocato Angelo Pugliese, sta puntando sulle circostanze che l’imputata – finita nei guai giudiziari per delle visite a una sola paziente – non avesse preteso nessun pagamento rispetto alle prestazioni svolte, sostenendo la tesi del rapporto privato e pregresso tra la dottoressa e la paziente, che le somme di denaro contestate le sarebbero state erogate a titolo di regalìa, e quindi, non avrebbe dovuto riversarle all’Asp, somme per le quali non sarebbero state nemmeno emesse fatture.
Secondo i giudici della Cassazione, però, «il tema che assume rilievo è se quelle visite fossero “passate” dall’Azienda sanitaria, cioè fossero visite prenotate attraverso il Servizio sanitario nazionale e poi eseguite dal medico in regime di convenzione».
La difesa del dottore Scorpiniti, rappresentata dall’avvocato Francesco Santelli, sta invece puntando sull’asserita assenza di dolo in ragione dell’occasionalità della condotta e dell’esiguità degl’importi oggetto d’appropriazione:
l’imputato avrebbe visitato le pazienti talvolta gratuitamente e in altre occasioni a tariffe inferiori rispetto a quelle previste dall’Asp.
Nel processo ai tre medici, l’Asp s’è costituita parte civile con l’avvocato Andrea Onofrio. direttore@altrepagine.it