
CATANZARO – Condannato in via definitiva a 4 anni, sei mesi e venti giorni di reclusione per il tentato omicidio del cognato, ha trascorso pochissimo tempo in carcere, poi è passato agli arresti domiciliari, e ora, con largo anticipo, è libero:
il Tribunale di sorveglianza di Catanzaro (presidente Laura Antonini, a latere Antonietta Dodaro) s’è infatti pronunciato favorevolmente per il 36enne di San Demetrio Corone, Demetrio Rose, accogliendo la richiesta di scarcerazione formulata dal suo difensore, l’avvocato Giuseppe Vena, concedendogli la misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale.

Il Tribunale di Catanzaro
Quel Capodanno… “coi botti”
La sera del 31 dicembre 2022 il trentaseienne aveva tentato d’accoppare a pistolettate suo cognato, il 31enne Massimo Alice residente nella frazione marina di Schiavonea a Corigliano-Rossano.
Gli aveva sparato addosso 4 colpi di pistola calibro 7,65 proprio durante il cenone di fine anno per il quale la famiglia era riunita, colpendo il “rivale” alla schiena, ma per fortuna della vittima l’arma s’era poi scaricata.
Il fatto era accaduto a San Demetrio, al culmine d’una lite.
Il cognato, rimasto ferito, era stato trasportato d’urgenza dagli stessi familiari nel Pronto soccorso del presidio ospedaliero “Guido Compagna” di Corigliano-Rossano, per essere da lì trasferito con altrettanta urgenza e in ambulanza nell’ospedale dell’Annunziata a Cosenza dov’era stato poi operato alla schiena per una lesione midollare, uscendo dallo stato di pericolo di vita.
Ciò mentre i carabinieri s’attivavano nelle indagini del caso informando dell’accaduto il magistrato di turno in Procura a Castrovillari.
Rose era stato subito fermato dai militari e su disposizione del magistrato rinchiuso in carcere a Castrovillari.

Patteggiò la pena
Nel processo, conclusosi nell’aprile dell’anno scorso con la sentenza divenuta definitiva e irrevocabile a settembre, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Biagio Politano, aveva accolto la richiesta di patteggiamento di Rose, tenuto conto dell’interrogatorio di garanzia e del riconoscimento delle responsabilità da parte dell’imputato che aveva anche risarcito la vittima per il danno che gli aveva provocato. direttore@altrepagine.it