CASTROVILLARI – La presunta brutta storia di violenze fisiche e psicologiche stroncata nel centro storico coriglianese di Corigliano-Rossano, nei confronti di un 59enne disabile, fisicamente menomato e costretto su una sedia a rotelle dalla sua condizione d’invalidità, da parte dei suoi stessi familiari.

Che saranno sottoposti a una perizia psichiatrica, come deciso dal collegio penale del Tribunale di Castrovillari (presidente Annamaria Grimaldi, a latere Mariarosaria Pugliese e Marianna Ferrante) che li sta giudicando, su richiesta del difensore degli stessi 3 imputati coriglianesi, l’avvocato Antonio Pucci.

I familiari del disabile presunta vittima delle violenze si trovano tutt’e tre agli arresti domiciliari e nel processo a loro carico rispondono dell’accusa, contestata da parte del pubblico ministero Raffaela Di Carluccio D’Aniello, d’avere maltrattato per parecchio tempo il 59enne. L’uomo è parte civile nel processo, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Vena, ed attualmente è collocato in una struttura sanitaria protetta.

Per l’accertamento psichiatrico, i giudici hanno conferito incarico al perito medico:

il fine è quello di accertare la capacità d’intendere e di volere degl’imputati al momento dei fatti, la loro capacità di stare in giudizio e la loro pericolosità sociale.

Alle scorse udienze del processo a loro carico sono state sentite in qualità di testimoni le assistenti sociali del Comune di Corigliano-Rossano, ch’erano intervenute successivamente alla diffusione dell’oramai famigerato video circolato su WhatsApp che ritraeva la presunta vittima mentre veniva picchiata con una cinghia, denutrita e sporca.

Il processo riprenderà il prossimo 13 giugno, in attesa del deposito della relazione dello psichiatra nominato dai giudici. redazione@altrepagine.it

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