Le lettere di licenziamento per giusta causa erano già pronte, ma il primo cittadino e il segretario generale dell’ente Lo Moro l’hanno avuta vinta: ufficiali e agenti sospesi per svariati mesi senza stipendio. Doppio esposto in Prefettura e Procura

CORIGLIANO-ROSSANO – Le dimissioni “silenziose” di un dirigente comunale “durato” pochissimo. È trascorsa quasi una settimana dall’ultimo giorno di lavoro del dottor Diego D’Amico (nella foto a destra) in una delle stanze che “contano” nel Comune di Corigliano-Rossano, quella del dirigente del Settore Risorse umane, vale a dire il personale dell’ente.  

Vincitore dell’ultimo concorso per dirigente bandito dall’amministrazione del sindaco Flavio Stasi (nella foto a sinistra), è stato deciso e determinato a scapparsene:

perciò, non ha lasciato trascorrere il termine entro il quale egli può tornare di diritto a ricoprire la funzione di dirigente nell’istituzione dove lavorava – l’Università della Calabria – prima di trasferirsi avendo vinto il concorso.

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D’Amico ha dunque “mollato”.

Perché?

A distanza di giorni il quadro adesso appare assai più chiaro in relazione al drastico atto di lasciare il Comune senza un “grazie” né un “arrivederci”.

Anzi, sembrerebbe che il tenore della lettera “riservata” da lui protocollata il giorno prima di formalizzare quella delle dimissioni, indirizzata al sindaco Stasi, non sia affatto tenera.

Già, perché paleserebbe uno scontro sottotraccia durato mesi proprio col sindaco Stasi, oltre che col segretario generale del Comune Paolo Lo Moro, il massimo dirigente dell’ente.

Uno scontro che sarebbe girato tutto attorno ai provvedimenti da adottare nei confronti dei 7 vigili urbani condannati dal Tribunale di Castrovillari a dicembre dello scorso anno col patteggiamento della pena per il reato di truffa in concorso ai danni del Comune.

Sembrerebbe che il percorso normativo seguito dal dirigente D’Amico conducesse ai licenziamenti per giusta causa del maggiore Pietro Pirillo, dell’ispettore Marcello Milione, e degli agenti Domenico Forte, Antonio Giardino, Angela Barbara Lo Prete, Raffaella Federico e Antonio Sapia.

Il maggiore Pirillo e l’ispettore Milione

Le lettere di licenziamento a quanto pare erano già pronte, ma avrebbero trovato la ferma opposizione di Stasi e di Lo Moro. Il segretario comunale – condannato per falso in atto pubblico nell’ambito dello stesso processo ai 7 vigili – sarebbe stato fatto oggetto d’un esposto che l’ex dirigente D’Amico avrebbe trasmesso alla Prefettura di Cosenza e alla Procura di Castrovillari, in relazione a una presunta ritenuta inerzia a provvedere nei confronti dei vigili condannati, per quanto di propria competenza d’ufficio.

Il segretario comunale Lo Moro e il sindaco Stasi

E l’ultimo atto di D’Amico prima di scapparsene dal Comune di Corigliano-Rossano è stato proprio quello relativo ai 7 vigili:

nessun licenziamento, ma tutti destinatari di provvedimenti di sospensione dal servizio, senza stipendio, per una durata variabile, per ciascuno di essi, da 6 mesi a 1 mese e mezzo. D’altronde il Comune non s’era nemmeno costituito parte civile in giudizio contro i vigili imputati.

Stasi e Lo Moro hanno vinto. D’Amico ha deposto l’ascia di guerra e ha tolto il disturbo. Sbattendo la porta. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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