Focolai accesissimi tra Corigliano-Rossano, Cassano Jonio e non solo: il territorio è sull’orlo di una nuova faida

CORIGLIANO-ROSSANO – Il timore degl’investigatori delle forze dell’ordine attive sul territorio e della magistratura inquirente antimafia, è che possa scapparci il morto. E non sarebbe certo una “novità” per una Sibaritide segnata dal sangue di ben 13 omicidi di ‘ndrangheta nello stretto giro di 5 anni, dal 2018 al 2023, tra boss, picciotti, “terze linee” e purtroppo anche persone innocenti, persino donne. Omicidi inquadrabili in una logica criminale di repulisti interno oppure di massima punizione dei sospettati traditori o uomini che non sono stati “ai patti”. 

Come in un tragico gioco dell’oca, si potrebbe tornare a vedere qualche omicidio “più eccellente” degli altri, come nel caso di colui che fu il primo che ha “inaugurato” l’ultima serie, vale a dire lo storico capo-‘ndrina Leonardo Portoraro detto Narduzzu giornalu favuzu (giornale falso), ammazzato il 6 giugno 2018 davanti al bar-ristorante “Tentazioni”, il locale di famiglia a Villapiana Lido.

Leonardo Portoraro

Troppe alte tensioni, da qualche tempo, stanno interessando gli ambienti della criminalità organizzata sull’intero territorio. In modo assai particolare tra Cassano Jonio e Corigliano-Rossano, dove ci sono focolai accesissimi, ma non sono affatto immuni altre realtà confinanti o vicine dove la malapianta ha messo radici e coltiva grossi interessi. 

Provocazioni reciproche tra esponenti di fazioni che da alleate sembrano essere divenute rivali se non addirittura nemiche, talvolta sfociate in violente spedizioni punitive a livello di percosse e pestaggi. Fatti che solo in qualche raro caso sono finiti sulle scrivanie di chi indaga attraverso lo strumento della denuncia. A poliziotti, carabinieri e finanzieri le notizie comunque arrivano.

Soprattutto negli ultimi due mesi e mezzo, negli ambienti criminali il clima è diventato tesissimo.

In questo quadro d’instabilità e incertezza, l’arrivo (piuttosto anticipato) dell’estate e il massiccio movimento serale di giovani alla Marina di Schiavonea e a Lido Sant’Angelo hanno ulteriormente aggravato la situazione, considerati gli appetiti criminali di voler rifornire in modo esclusivo le piazze di spaccio della droga, un business colossale.      

Nel rossanese in modo più rumoroso e plateale, con micidiali pestaggi e sparatorie addirittura in mezzo alla gente che di sera affolla il lungomare, e pistole che hanno fatto fuoco da auto in corsa contro il nemico di turno lungo centralissime e trafficatissime strade.

Nel coriglianese in modo solo apparentemente “più silente” benché non si siano uditi spari né siano stati raccolti e repertati bossoli da parte delle forze dell’ordine.

Nel cassanese, come nel coriglianese, si sono verificati fatti di percosse e pestaggi pure in qualche locale pubblico, fatti più o meno noti a chi indaga.

Tanto nella grande città jonica quanto nella cittadina delle Terme sibarite, i protagonisti di questo drammatico scenario sono tutti elementi noti, fra pregiudicati, pluripregiudicati e soggetti emergenti con o senza precedenti di polizia. Tutti comunque riconducibili alla ‘ndrangheta.

Le evidenti frizioni fra vecchi e nuovi gruppi, sono un segno tangibile d’un nuovo mutamento d’equilibri criminali che nella Sibaritide oramai da anni sono piuttosto precari. A renderli ancora più precari sono state le decimazioni ‘ndranghestiste avvenute per mano della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro tra il 2021 e quest’anno su Cassano, attraverso le maxi-inchieste Kossa, Athena, Gentlemen 2, Run up e Last bird, che hanno visto finire dietro le sbarre vertici e sotto-vertici del locale criminale cassanese. Ciò ha alimentato tensioni a partire proprio da Cassano, dove tra i pochi importanti uomini di ‘ndrangheta attualmente liberi, probabilmente si sono riaccesi antichi rancori, odi mai sopiti scaturiti dalle sanguinosissime faide dei primi anni Duemila e oltre, dai tanti lutti che quella guerra di ‘ndrangheta ha acceso dall’una e dall’altra parte di due storiche barricate armate, a dispetto di alleanze forzate e innaturali, mentre altre famiglie un tempo subalterne oggi sono criminalmente “cresciute”.

Sarebbe finita, insomma, quella pax mafiosa cui fa espresso riferimento la Dda di Catanzaro nel testo d’un documento comunque recente.

Gli ultimi mesi potrebbero aver fatto profilare non solo la rottura di quella strategica “pace” d’interessi, ma pure ipotetiche alleanze nuove, che potrebbero vedere fra i protagonisti i diversi importanti uomini di ‘ndrangheta liberi di Corigliano-Rossano.

D’altronde, è proprio su Corigliano-Rossano che da ben 12 anni non s’ode il tintinnìo di manette d’una maxi-inchiesta anti-‘ndrangheta di quelle imponenti, benchè vi siano state delle operazioni “spezzatino” di polizia giudiziaria dirette dalla Dda, importanti e affatto decontestualizzate.

L’ultima maxi-indagine che ha riguardato Rossano è stata quella denominata Stop del 2013, ma i condannati definitivi di quel processo per associazione mafiosa ed estorsioni oggi sono praticamente tutti liberi, eccezion fatta per l’ex superboss rossanese Nicola Acri Occhi di ghiaccio, condannato all’ergastolo e dal 2021 collaboratore di giustizia, e per Carmine Morello ‘U righiarar ammazzato in un’imboscata nell’agosto del 2023.

Carmine Morello

Su Corigliano, l’ultima maxi-inchiesta anti-‘ndrangheta è stata Santa Tecla di 15 anni fa, che condusse anche allo scioglimento degli organi elettivi del Comune per infiltrazioni, ma anche qui oggi moltissimi tra i condannati definitivi sono liberi, eccezion fatta per il l’ex boss Ciro Nigro pure lui dal 2021 collaboratore di giustizia, e per il boss Pietro Longobucco detto ‘U iancu morto ucciso nel dicembre del 2018.

Pietro Longobucco

Saranno certamente le dichiarazioni ancora “coperte” di Acri e Nigro a rappresentare un’impalcatura importante d’una maxi-indagine certamente in corso da tempo su Corigliano-Rossano-

I “pentiti” Ciro Nigro e Nicola Acri

Nel frattempo le file ‘ndranghetiste si sono ingrossate di nuove e importanti figure emergenti che spalleggiano boss di primissimo piano che negli ultimi anni hanno lasciato le carceri, per ritornare, da liberi, in piena attività criminale, forti anche della maggiore “autorevolezza” derivante proprio da tanti anni di detenzione patita senza cedere d’un millimetro allo Stato e alla possibilità di collaborare con la giustizia per minare dall’interno l’antistato. Se arriverà prima l’Antimafia oppure il morto eccellente, è difficile prevederlo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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