Sono stati convocati venerdì scorso in caserma dai carabinieri che li hanno interrogati, ma al momento non sarebbero indagati

CORIGLIANO-ROSSANO – Non se ne conoscono ancora i moventi né i responsabili. Le indagini sugl’incendi dolosi in serie nel cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide, in contrada Insiti di Corigliano-Rossano, vengono condotte a ritmo serrato anche in queste ore da parte dei carabinieri in forza alla Sezione operativa e radiomobile del Reparto territoriale, col coordinamento dei magistrati della Procura di Castrovillari.
Sono state acquisite numerose testimonianze sul posto nell’immediatezza dei fatti degli scorsi 25 e 26 giugno e le registrazioni delle telecamere della video-sorveglianza attiva nell’area del grande cantiere, ma nulla è trapelato sul contenuto delle sommarie informazioni finite a verbale o su ipotetici “sospetti” palesati da operai, capi-cantiere, direttore dei lavori e titolari delle ditte che lavorano per la realizzazione dell’importante opera pubblica.
Sul fronte investigativo, si continua a lavorare in più direzioni e su più piste, da quella apparentemente più banale a quelle più “cervellotiche”, non escludendo ovviamente quella classica che conduce a possibili “appetiti” della criminalità organizzata, quindi della ‘ndrangheta operante sul territorio.
L’unica seppur “timida” novità emersa in queste ore, è la convocazione in caserma di due giovani sospettati.
Al momento comunque non sarebbero indagati.

L’incendio dello scorso 25 giugno
Si tratta di un minorenne apprendista operaio e d’un altro giovane operaio di poco maggiorenne, entrambi di Corigliano-Rossano ed entrambi impegnati proprio nel cantiere.
Tutt’e due, separatamente, sono stati interrogati a sommarie informazioni testimoniali nella giornata di venerdì 4 luglio scorso.
Da quel che s’è appreso, i due giovani compaiono nelle registrazioni delle telecamere di video-sorveglianza proprio nei frangenti e nel luogo in cui scoppiava uno degl’incendi.

I carabinieri nel cantiere del nuovo ospedale
Ai serrati interrogatori dei detective dell’Arma cittadina, da quel che s’apprende, i due sospetti avrebbero risposto energicamente, respingendo ogni ipotetica allusione a un loro coinvolgimento negli atti incendiari. Le indagini proseguono, dunque, per dare volti e nomi ai responsabili dei preoccupanti raid che stanno seminando il terrore nel cantiere del nuovo ospedale. direttore@altrepagine.it