Fra i circa 400 operai impiegati nel grande cantiere s’annidano immigrati sfruttati e malpagati e qualcuno ha deciso di farla pagare a tutti?  

CORIGLIANO-ROSSANO – C’è la pista “italiana” (o le piste, perché magari è più di una), ma c’è pure quella “straniera”. Una pista pakistana.

Parliamo delle serratissime quanto impenetrabili indagini dei carabinieri in forza al Reparto territoriale di Corigliano-Rossano, coordinate dai magistrati della Procura di Castrovillari, relative ai recentissimi incendi dolosi in serie nel cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide ch’è in fase di realizzazione nella baricentrica contrada Insiti collocata in mezzo alle due aree urbane dell’attuale città unica a ridosso della Strada statale 106 jonica.

Gl’investigatori dell’Arma nel cantiere

Il “particolare” – inquietante e vedremo perché – è emerso solo nelle ultime ore, anche se ha avuto qualche “sviluppo” nella prima serata di venerdì 4 luglio scorso.

Lo stesso giorno in cui gl’investigatori dell’Arma cittadina hanno interrogato, nei locali della caserma dello Scalo coriglianese, due giovani operai italiani di Corigliano-Rossano impiegati nel cantiere, uno dei quali 16enne con un contratto d’apprendistato, l’altro 20enne.

I due giovanissimi operai del luogo, che sono stati lungamente interrogati a sommarie informazioni testimoniali e in questa modalità verbalizzati, non sarebbero indagati, ma sono finiti in caserma in qualità di sospettati dal momento che, le loro persone, sono rimaste impresse nelle registrazioni delle telecamere di video-sorveglianza interne al cantiere dell’ospedale in costruzione acquisite agli atti d’indagine e relative ai momenti di poco precedenti e appena successivi allo scoppio d’uno degli incendi appiccati da mani ignote la mattina dello scorso 25 giugno e la mattina successiva.

I due giovani locali, incalzati da un vero e proprio fuoco di fila di domande, si sono comunque difesi dai sospetti caduti su di loro, dichiarandosi completamente estranei agli atti incendiari che hanno creato un clima assai torbido intorno all’importante opera pubblica, con sospetti tentativi d’ingerenze e d’infiltrazioni “interessate” da parte della ‘ndrangheta.

La caserma sede del Reparto territoriale dei carabinieri

Nelle stesse ore in cui sono stati interrogati i due giovanissimi operai del luogo, nei locali della stessa caserma dei carabinieri sono comparsi pure un paio d’operai di nazionalità pakistana, anch’essi sottoposti a lunghi interrogatori circa i quali però nulla è trapelato.

L’aspetto inquietante che emerge da questa ipotetica pista investigativa, è che tra i circa 400 operai impiegati nel cantiere alle dipendenze di imprese e ditte subappaltatrici, vi possano essere degli stranieri ingaggiati al lavoro irregolarmente e che sarebbero sottopagati o addirittura che non sarebbero stati pagati.

Operai “fantasma” impiegati per un’opera così imponente quanto blasonata, ma attesissima dai cittadini della Sibaritide “affamati” d’una sanità pubblica oramai ridotta a brandelli?

In un tale ipotetico quadro, che turba assai, qualche gruppetto d’operai sfruttato potrebbe aver deciso una plateale vendetta, per farla pagare a tutti, proprio attraverso il fuoco.

È ancora però troppo presto per poter azzardare qualsivoglia tipo di movente preciso degli atti incendiari, soprattutto in considerazione del fatto che al momento non vi sarebbero indagati, ma solo e soltanto dei sospettati. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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