Il sindaco alla festa del trentennale dell’Acquapark della potente famiglia Marino, condannata da un anno e mezzo a pagare oltre 2 milioni di euro d’oneri e opere d’urbanizzazione nella “sua” contrada Zolfara, ma l’anno scorso ha votato e fatto votare per lui

CORIGLIANO-ROSSANO – Cari lettori e cari cittadini, voi partecipereste a una festa in casa d’un vostro grosso debitore?

Uno che da anni vi deve dare un mucchio di soldi, e pur di non darveli è arrivato pure a farvi causa in tribunale?

Perdendola, la causa, ma continuando a non mollarvi neanche l’ombra d’un centesimo…

Insomma, a questo signore, voi glielo fareste il regalo per il trentesimo compleanno?!

Siamo sicuri che rispondereste tutti, coralmente, «No!».

Invece c’è chi il “regalo” della sua presenza gliel’ha fatto, e l’ha fatto in nome e per conto di tutti i cittadini del Comune di Corigliano-Rossano, creditore del festeggiato per oltre 2 milioni di euro!

Parliamo del sindaco Flavio Stasi, l’“ospite”, da una parte, e, dall’altra – la stessa – della potentissima famiglia d’imprenditori rossanesi Marino.

Stasi “tiene banco” in casa dei Marino

Per taluni Stasi rappresenta «l’alternativa» per la Calabria… e lo candidano a presidente!

Lo scorso 14 giugno, Stasi, «il moralizzatore della politica e delle istituzioni» e «il nemico giurato delle ‘ndrine», come lo definisce qualche nostro collega giornalista lontano da questo territorio e assai poco informato per poter ardire d’informare, altrimenti saprebbe, per esempio, che Stasi non s’è azzardato minimamente a far costituire il Comune parte civile nei confronti di presunti ‘ndranghetisti a processo per avere compiuto un efferato omicidio alla luce del giorno su una pubblica via della Marina di Schiavonea, sì, proprio lui, «l’anti-Occhiuto», quello che in nome dell’etica pubblica rappresenterebbe «l’alternativa pulita allo sporco marciume della Regione Calabria», candidandosi a presidente perché rappresenterebbe «la Calabria onesta», signore e signori, sì, il sindaco di Corigliano-Rossano ha omaggiato della sua presenza istituzionale la famiglia Marino per il trentennale d’attività del loro “Acquapark Odissea 2000” che sorge al centro del loro villaggio residenziale e turistico al contempo “Nausicaa” in contrada Zolfara.

I padroni della contrada

Com’è noto a tutti a Corigliano-Rossano, in tutta la Sibaritide e in mezza Calabria, i Marino sono i veri padroni di contrada Zolfara, zona che hanno letteralmente “privatizzato” ed esattamente da un trentennio a questa parte.

La sentenza del Consiglio di Stato

La Edil Mar Srl, come da sentenza definitiva del Consiglio di Stato del 12 ottobre 2023 (di 24 lunghe pagine, pubblicata il 28 dicembre di quello stesso anno) che rappresenta un titolo esecutivo per l’amministrazione comunale di Corigliano-Rossano rappresentata dal sindaco Stasi, deve all’ente oltre 2 milioni di euro tra oneri ed opere d’urbanizzazione in quella contrada Zolfara dove la famiglia titolare dell’acquapark e di tutto il resto dell’ambaradan da trent’anni in qua può vantare un fatturato per un numero di milioni di euro che non ci avventuriamo nemmeno a contare!

Finora, nè un centesimo nè un’opera urbana ceduta al Comune

Nel corso dell’ultimo anno e mezzo – e in mezzo ci sono state le elezioni che hanno confermato Stasi sindaco – dall’Avvocatura civica non s’è mosso un dito (si dice che chi avrebbe tentato di muoverlo sarebbe stato spostato, esiliato ad altro ufficio…).

Quando qualcuno ha cercato di “ficcare il naso”, le “giustificazioni” sono sempre state «lettere» e letterine di corrispondenza ora dall’Avvocatura e ora dal Settore Urbanistica, con la Edil Mar che ancora non ha sfilato un solo centesimo dal proprio ricco portafoglio né ha trasferito al Comune la proprietà di strade, campi sportivi ed altre opere richiamate nella sentenza. Nulla di nulla. Solo chiacchiere, e anche qualche grossolana bugia accampata all’occorrenza, come quella d’una fantomatica «transazione» in corso, che non è possibile dopo una causa con giudizio definitivo, e, dunque, con una sentenza esecutiva.            

Uno dei “serbatoi” elettorali di Stasi

Costruttori, commercianti e imprenditori dalle altre molteplici attività, i Marino danno lavoro a tante, tantissime persone, muovono capitali, investono… votano e fanno votare!

Senza alcuna ombra di dubbio rappresentano un serbatoio elettorale, e Stasi nel serbatoio dei Marino (come in altri simili) ha fatto il pieno.

E allora certe “coincidenze” iniziano a sembrare meno “fortuite”, soprattutto quando certi “dettagli” si osservano “più da vicino”:

i collegamenti tra il gruppo imprenditoriale Marino e numerosi utenti cittadini dei social network erano evidenti durante la campagna elettorale d’un anno fa, che ha visto Stasi rieletto col 65% dei consensi, come sono evidenti ancora oggi che continuano ad esprimere sostegno incondizionato a Stasi. Ed è una rete intricata, fatta di legami personali, lavorativi e politici in un tutt’uno, che solleva interrogativi legittimi, anche senza fornire certezze assolute.

Non stiamo certo sostenendo che ciò sia “reato”. Già, perché per i reati ci dovrebbero essere i magistrati, noi invece siamo giornalisti, noi raccontiamo fatti. E quando un’intera comunità di lavoratori appare schierata in modo compatto su una sola posizione politica e questo sostegno coincide con potenziali benefici economici o amministrativi, per i giornalisti è naturale – anzi, è doveroso – porsi degl’interrogativi e far porre degl’interrogativi ai lettori.

Chi, come noi, conosce le “dinamiche” di questo territorio, sa quanto sia labile la linea di confine tra consenso elettorale libero e consenso elettorale indotto, tra appoggio spontaneo e aspettativa d’un “ritorno”, ma il voto di scambio, per essere punibile, richiede prove tangibili, elementi oggettivi che dimostrino lo scambio tra preferenza elettorale e vantaggio personale.

Stasi con Luigi, Milena e Saverio Marino e il consigliere comunale della sua maggioranza Tonino Uva che riceve la smorfia del sindaco

Qui la questione va oltre l’aspetto della legalità, e riguarda l’etica pubblica, la trasparenza, la fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni. Attraverso la rete di Internet, noi abbiamo semplicemente “esaminato” post e interazioni sui social. E il quadro ch’emerge è ricco di zone “grigie”, opache, un’area in cui i rapporti tra pubblico e privato sembrano meritare un’analisi più approfondita. Perché – e lo diciamo chiaramente – quando si parla di democrazia, la percezione conta quanto la realtà, e se una parte della cittadinanza comincia a pensare che il risultato delle urne sia il frutto di dinamiche opache, allora il voto non è più davvero “libero”. E qui a Corigliano-Rossano, per un motivo, per un altro e un altro ancora, di “Marino” ce ne sono tanti… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com