Il terzetto è stato subito identificato da polizia e carabinieri, ma al momento risulta irreperibile. Per i fatti del mese scorso vi sarebbero 8 indagati, oltre ai 2 arrestati nell’immediatezza 

CORIGLIANO-ROSSANO – Sanno bene e lo sanno sin da subito chi è il pistolero, polizia e carabinieri. È dalla prima serata di ieri, infatti, che gli danno la caccia:

lui sa bene che lo stanno cercando, perciò s’è reso irreperibile. Certamente non è lontano da Corigliano-Rossano o meglio dalla “sua” Rossano, messa a ferro e fuoco da poco più d’un mese a questa parte da due opposte fazioni criminali entrambi riconducibili in modo inequivocabile alla ‘ndrangheta.

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L’uomo che verso le 18 di ieri ha aperto il fuoco contro il 49enne incensurato di Mirto-Crosia Giovanni Scigliano, la notte del 16 giugno fu a sua volta vittima d’un violento pestaggio. Teatro del fatto, allora come ieri, il lungomare di Sant’Angelo, tra lidi e locali d’intrattenimento che v’insistono, dove le contrapposte picciotterie attive nella faida non perdono occasione alcuna per affrontarsi duramente.

I primi investigatori giunti ieri sul posto

Cittadini e turisti terrorizzati: lungomare infrequentabile

I fatti che si stanno verificando “a cascata” stanno terrorizzando cittadini e turisti per i quali il lungomare rossanese è oramai diventato infrequentabile, perché, da un momento all’altro, possono spuntare mazze, spranghe, catene e pistole che potrebbero colpire urbi et orbi.

Le pistole hanno fatto fuoco anche il 16 e il 17 giugno scorsi, colpendo carrozzerie d’auto e sfiorando persino il volto d’un innocente pedone, un vigile del fuoco in pensione intento a passeggiare tranquillo lungo Viale Sant’Angelo quando da un’auto in corsa partì una scarica di piombo contro un “nemico” dei “nemici” alla guida d’uno scooter, poi sfrecciato via per salvarsi la pelle. Già il 15, però, davanti a un locale s’era registrata una maxirissa culminata con l’incendio di un’auto e l’esplosione d’una bomba carta davanti allo stesso locale. Tutto in una folle notte criminale, una delle tante di questa prima metà d’estate.

Per i fatti del 16 giugno furono subito arrestati per tentato omicidio in due, padre e figlio, il primo 57enne e l’altro addirittura minorenne:

due “pesci piccoli” e di bassa manovalanza criminale, nitidamente ripresi dalle telecamere di video-sorveglianza pistole in pugno contro l’auto d’un noto pregiudicato che non fu nemmeno sfiorato dai numerosi colpi esplosi contro la sua Mercedes.

Vi sarebbero almeno altre 8 persone tra sospettate e indagate per i fatti del mese scorso.

Solo per fortuna finora non c’è scappato il morto (“colpevole” o “innocente”)

Il morto finora non c’è scappato, ed è stata una fortuna sia per gli opposti nemici sia per cittadini e turisti che non sono incappati nelle traiettorie dei proiettili esplosi all’impazzata. Da pistoleri di ‘ndrangheta assai dilettanti, per la buona sorte tanto degli “odiati” “colpevoli” quanto degl’innocenti di turno che si sono trovati nei posti sbagliati nei momenti sbagliati.

Chi è il pistolero di ieri

Il pistolero di ieri è un 35enne appartenente a una nota famiglia di vecchie tradizioni ‘ndranghetiste, persino imparentato con un boss che oggi, chissà perché, sarebbe suo “nemico giurato”. Dopo il pestaggio subito un mese fa, ieri avrebbe reagito lui, forse “preventivamente”, a qualcosa e a quel qualcuno contro il quale ha esploso un colpo, ferendolo a un braccio.

Il banale antefatto, la ‘ndrina ufficiale alleata coi “compari” di Mirto e la ruspante gioventù criminale rossanese

L’antefatto di ieri verosimilmente è una storia banale – una lite tra ragazzi, alcuni dei quali minorenni, appartenenti agli stessi contaminati contesti familiari e sociali – ma il substrato è fatto dalle lotte intestine in atto. Che vedono, da un lato la ‘ndrina “ufficiale” di Rossano, quella di tutti i condannati del processo Stop che dopo anni di detenzione sono via via tornati tutti liberi, alleata con la ‘ndrina emergente di Mirto-Crosia che avrebbe assoldato picciotti anche a Campana, Paludi e Cropalati. Dall’altra parte della barricata c’è una piccola schiera di ruspante gioventù criminale rossanese recalcitrante perché esclusa da ogni “giro”, che oggi rivendica un proprio “ruolo” e in completa “autonomia di movimento”.

Ricerche e perquisizioni per tutta la notte

Assieme al pistolero, i poliziotti del Commissariato cittadino e i carabinieri del Reparto territoriale, impegnati assieme nelle indagini coordinate dalla magistratura inquirente della Procura di Castrovillari, hanno identificato altri due suoi “compari”, i ritenuti complici che lo avrebbero fiancheggiato ed aiutato nell’azione di ieri contro l’incensurato Scigliano, il “nemico di giornata”. Anche l’episodio di ieri non è stato un fatto “d’impeto”, vale a dire di reazione sul momento.

Pure i due amici del pistolero si sono resi ovviamente irreperibili perché sanno d’essere come lui braccati. Per tutta la serata di ieri e fino a notte fonda, gl’investigatori li hanno cercati e non trovati. I detective hanno inoltre effettuato una serie di perquisizioni domiciliari “mirate”, a partire dalle stesse abitazioni dei tre ricercati, in particolare nell’agglomerato delle case popolari di Viale Sant’Angelo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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