Esclusa l’aggravante dei “futili motivi”. I suoi due presunti complici, Gianluca e Giuseppe Pacenza, negano la rapina, ma il terzetto resta in carcere

BARCELLONA POZZO DI GOTTO – Ad accusarlo sono l’uomo ferito e due suoi familiari, che hanno reso una circostanziata denuncia ai poliziotti del Commissariato di Corigliano-Rossano nell’immediatezza del fatto, anzi dei fatti.
Il fatto è il ferimento del 49enne incensurato di Mirto-Crosia Giovanni Scigliano, colpito da un proiettile di pistola all’avambraccio nei pressi del lido “Baffo bianco” sul lungomare rossanese di Sant’Angelo a Corigliano-Rossano nel tardo pomeriggio di lunedì scorso, 21 luglio.
I fatti sono l’antefatto, anzi gli antefatti.

I primi investigatori giunti sul luogo della sparatoria
Due risse e un tentato omicidio
C’è stata una prima rissa tra due gruppi contrapposti di ragazzi nel parcheggio dell’acquapark di contrada Zolfara, che avrebbe coinvolto qualche stesso familiare di Scigliano, oltre che il 31enne Gianluca Pacenza e il suo nipote 19enne Giuseppe Pio Pacenza, entrambi soggetti incensurati come Scigliano e accusati d’avere rapinato d’un borsello un’altra persona imparentata con gli Scigliano.
Il secondo antefatto s’è materializzato qualche ora dopo, attraverso una seconda rissa, questa volta proprio nel lido “Baffo bianco” e proprio alla presenza del più adulto degli Scigliano, rissa culminata nel suo ferimento che l’ha visto subito soccorso da altri parenti, i quali l’hanno immediatamente trasportato nell’ospedale “Nicola Giannettasio” da dov’è stato poi trasferito in ambulanza nel nosocomio dell’Annunziata di Cosenza scortato dalla polizia.
Scene da film western, insomma, finite nei verbali di testimonianza d’altre due persone estranee alle due fazioni in lotta – quando ad avere assistito a quelle scene ve ne sarebbero state decine – ma si tratta di testimonianze assai vaghe, dal momento che i due dicono d’aver visto la rissa, gli oggetti contundenti volati dagli uni verso gli altri e viceversa, ma di non aver visto chi al culmine avrebbe impugnato la pistola per aprire il fuoco contro Scigliano.
Ad essere accusato del suo tentato omicidio è il 35enne rossanese Giovanni De Luca (nella foto d’apertura), pure lui incensurato.
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La conferenza stampa di ieri presieduta dal procuratore capo di Castrovillari Alessandro D’Alessio
La fuga in Sicilia, i fermi e gli interrogatori di oggi in carcere
Nella tarda mattinata odierna, nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina dove De Luca e i due Pacenza si trovano attualmente detenuti a seguito della loro repentina fuga in Sicilia e dei loro fermi effettuati dopo appena ventiquattr’ore proprio lì nel Messinese da polizia e carabinieri di Corigliano-Rossano, assistiti e difesi dai loro legali – gli avvocati Antonio Pucci e Maria Sammarro per De Luca e Gianluca Pacenza, e l’avvocato Fulvio Ginocchiere per Giuseppe Pio Pacenza – uno alla volta sono comparsi al cospetto del giudice per le indagini preliminari del Tribunale barcellonese, Antonino Orifici, cui il sostituto procuratore di Castrovillari, Flavia Stefanelli, che aveva ordinato il fermo del terzetto, nella mattinata di ieri aveva avanzato la richiesta d’applicazione delle relative misure cautelari, ovviamente in carcere.
Durante l’udienza di convalida dei fermi finalizzata alla decisione sulla richiesta del magistrato inquirente calabrese, De Luca e i due Pacenza sono stati sottoposti agl’interrogatori di garanzia.
Sui particolari messi a verbale, gli avvocati difensori hanno voluto mantenere uno strettissimo riserbo.
Ecco come si sono difesi i tre indagati
S’è comunque appreso che tutt’e tre hanno risposto alle domande formulate loro dal giudice siciliano sulla scorta dei primi atti d’indagine trasmessigli dalla Procura castrovillarese.
E tutt’e tre hanno negato ogni addebito loro contestato.
Nessuna rapina del borsello, che – a detta dei Pacenza – sarebbe stato preso «per sbaglio» da uno di loro due perché «confuso» con un borsello proprio.
Le due risse sarebbero state innegabili da parte degli accusati.
De Luca, però, ha energicamente negato d’essere l’autore della sparatoria che ha visto l’esplosione del colpo di pistola e Scigliano ferito all’avambraccio:
«No, io non avevo e non ho alcuna pistola e quindi non ho sparato contro nessuno, tantomeno contro Scigliano».
Insomma, De Luca sostiene di non essere lui il pistolero. Però qualcuno quel colpo di pistola l’ha sparato, perché Scigliano aveva il proiettile nell’arto e i poliziotti della Scientifica ne hanno rinvenuto il bossolo.

“All’appello” manca l’arma che ha ferito Scigliano
Manca il corpo del reato, e cioè proprio la pistola che ha ferito Scigliano.
L’arma è stata finora incessantemente cercata, ma non trovata da parte degl’investigatori:
chi se n’è disfatto, De Luca o qualcun altro?
Alla fine, il giudice siciliano ha disposto, come da richiesta della magistratura inquirente castrovillarese, la custodia cautelare in carcere per tutt’e tre gl’indagati, escludendo per il presunto pistolero la contestata aggravante dei “futili motivi”. direttore@altrepagine.it