
CORIGLIANO-ROSSANO – Gentilissimo Direttore, c’è un dato inconfutabile che le imminenti elezioni regionali hanno reso evidente. Un dato che va ben oltre la competizione elettorale e che affonda le sue radici in una vicenda più ampia:
la fusione tra Corigliano e Rossano.
Una fusione che, a distanza di quasi dieci anni dal Referendum e dalla nascita della nuova città, non ha mai trovato una vera anima comune. I riflessi culturali, sociali e politici di questo processo incompiuto sono sotto gli occhi di tutti.
Il caso più lampante si coglie proprio osservando le candidature al Consiglio regionale della Calabria:
ogni espressione politica si presenta con un volto che non è mai quello di una città unita, ma di una sola parte – sia essa Corigliano o Rossano.
Il Partito democratico schiera Rosellina Madeo, attuale presidente del Consiglio comunale, ma percepita indiscutibilmente come candidata dell’area urbana di Rossano.
Fratelli d’Italia fa persino peggio:
propone Dora Mauro, anch’essa espressione di Rossano, senza alcuna reale rappresentanza della parte coriglianese e con una evidente ritrosia a frequentare l’area urbana di Corigliano.
Lo stesso accade con il MoVimento 5 stelle, rappresentato dall’ex deputata Elisa Scutellà:
presente e attiva ovunque, ma assente da Corigliano, manco se dovesse scansare un’epidemia di peste nera.
Azione – o ciò che ne resta – punta tutto sul consigliere uscente Giuseppe Graziano, che ama definirsi il “padre nobile” della città unica ma che, agli occhi di molti, è proprio colui che ha contribuito a creare questa insulsa situazione. Forse anche per questo preferisce girare dalla Sila piuttosto che passare per Corigliano.
Tutti ruscianisi, a parte la coriglianese consigliera uscente di Forza Italia Pasqualina Straface e qualche candidato di risulta.
Nessuna candidatura è condivisa, nessuna nasce da un vero processo di contaminazione tra le due anime che avrebbero dovuto fondersi in un progetto comune.
La città non è mai nata, e a dirlo non è solo la cronaca politica di oggi:
è la stessa geografia sociale che da anni continua a dividersi, a guardarsi con sospetto, a riconoscersi più nelle appartenenze storiche che in un’identità nuova.
È questa, forse, la prova più evidente che Corigliano-Rossano, al di là dei proclami, resta ancora una fusione sulla carta:
una città unita nei documenti, ma divisa nei fatti. E finché non ci sarà la capacità di superare le appartenenze di parte, finché la politica non riuscirà a proporre candidati davvero rappresentativi di un’intera comunità, continueremo a parlare di due città che si sfiorano senza mai incontrarsi davvero.
Isidoro Montalto
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