Il 56enne radiato dall’ordine fu condannato nel famigerato maxiprocesso anti-‘ndrangheta e anti-droga “Santa Tecla”

ROMA – “Resiste” qualche strascico giudiziario a distanza di ben 15 anni dalla retata della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro denominata “Santa Tecla” che condusse anche allo scioglimento degli organi elettivi dell’ex Comune di Corigliano Calabro per infiltrazioni mafiose. O almeno ha “resistito” fino a pochi mesi fa, quando i giudici della suprema Corte di Cassazione hanno messo la parola “fine” anche su questo.

A intentare la causa approdata fino all’ultimo grado dell’ordinamento giudiziario italiano, è stato uno dei condannati del maxiprocesso anti-‘ndrangheta e anti-droga:

si tratta del 56enne coriglianese Antonio Piccoli (nella foto d’apertura), ex avvocato (fu radiato dall’ordine professionale proprio in seguito alla sua condanna) che ha scontato la propria pena in carcere dal 21 luglio del 2010 al 12 marzo del 2017.

Proprio per lo stato di detenzione carceraria patita, Piccoli ha trascinato in giudizio il Ministero della Giustizia, dal quale pretendeva un risarcimento pari a circa 20 mila euro per le condizioni di detenzione subite. Che, secondo lui, avrebbero violato l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

L’ingresso di una cella carceraria

Piccoli ha denunciato che le celle dei diversi istituti penitenziari nei quali era stato ristretto non garantivano uno spazio minimo di abitabilità, erano dotate di una piccola finestra che non consentiva un congruo passaggio di luce e areazione, il riscaldamento era inadeguato o inesistente, i bagni erano sprovvisti d’acqua calda, doccia e bidet e insufficientemente illuminati, che aveva trascorso circa venti ore al giorno in cella, e che le celle erano sporche e degradate e infestate da scarafaggi e insetti.

L’ex detenuto aveva formalizzato il proprio primo ricorso al Tribunale civile di Castrovillari, che però s’era dichiarato incompetente per decidere.

Il Tribunale di Castrovillari

La causa passò di mano ai giudici del Tribunale civile di Catanzaro, i quali, nel luglio del 2023, avevano riconosciuto soltanto una minima parte della richiesta risarcitoria di Piccoli, limitando a 129 giorni – quattro mesi a fronte di 7 anni – il suo periodo di detenzione non conforme agli standard stabiliti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, riconoscendogli un indennizzo di circa 1.000 euro per i periodi trascorsi nelle carceri di Rossano e di Torino.

Tuttavia, lo stesso Tribunale civile di Catanzaro aveva accertato che il Ministero della Giustizia vantava un credito da Piccoli – per le spese di mantenimento in carcere – superiore a 3.600 euro. Perciò il Tribunale compensò e Piccoli non ottenne nulla.

Il Tribunale di Catanzaro

Da qui il ricorso dell’ex detenuto in Cassazione. Nel quale in primo luogo ha contestato il credito del Ministero nei suoi confronti, richiamando un provvedimento di remissione del proprio debito.

Altri motivi del ricorso di Piccoli, la mancata ammissione di prove testimoniali sui periodi di detenzione nelle carceri di Catanzaro e di Avellino e la non corretta valutazione della documentazione prodotta in merito alla propria condizione carceraria.

La sede della Corte di Cassazione

Gli “ermellini” della Terza Sezione civile del cosiddetto palazzaccio di Piazza Cavour a Roma, però, a seguito dell’udienza dello scorso 18 giugno hanno dichiarato il ricorso di Piccoli inammissibile.

Le motivazioni dell’ordinanza sono state depositate il 22 agosto scorso. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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