
CORIGLIANO-ROSSANO – C’è chi di mestiere in Calabria fa il sindaco (e non ne ha mai avuti altri, di mestieri) e dice, e scrive, d’ammirare i giornalisti «irriverenti con la camorra». E c’è chi in questa stessa Calabria il giornalismo lo pratica di professione da 25 anni con irriverenza verso la ‘ndrangheta (farebbe lo stesso in Sicilia verso la mafia e verso la camorra in Campania), riservando la stessa irriverenza ai potenti della politica o dell’imprenditoria, agli amministratori della cosa pubblica, e dei soldi pubblici, a chi detta le sconce regole del lavoro e dell’economia nella terra in cui vive, osserva e scrive, incarnando una delle figure di testimoni tra quelle più esemplari per poterne, anzi per doverne, puntualmente raccontare.
Ieri ricorreva il quarantesimo anniversario della morte d’un giovane giornalista napoletano, Giancarlo Siani, ammazzato dai camorristi a colpi di pistola.

Noi non apparteniamo a quella folta schiera social che il 23 maggio d’ogni anno fracassa i coglioni con le citazioni di Giovanni Falcone e le ovvietà antimafia utili alla ricorrenza (e magari solo a quella), che il 19 luglio fa poi il bis con Paolo Borsellino e il 3 settembre il tris con Carlo Alberto Dalla Chiesa.
No, noi siamo d’una stoffa diversa.
Di quel panno lì è Flavio Stasi, il sindaco di Corigliano-Rossano, quello della città della nostra Sibaritide (noi la lasciamo lì dov’è, al Sud, nel profondo Sud, altro che pugnette del Nord Est!) in cui viviamo e di cui ci occupiamo di più.
Stasi non è degno di nominarlo, Siani.
Già, perché durante la sua campagna elettorale del 2019 non esitava a farsi fotografare assieme a un condannato per ‘ndrangheta da poco libero dopo anni di galera.

Stasi posa con l’ex avvocato Antonio Piccoli, condannato a 8 anni nel maxiprocesso anti-‘ndrangheta “Santa Tecla”
Il 3 maggio del 2022, alle 19,30, col sole ancora alto nel cielo, nella nostra Marina di Schiavonea, su Viale Mediterraneo, strada centralissima percorsa a piedi, in auto, in moto o in bicicletta da migliaia di cittadini a tutte le ore del giorno e della notte, due killer di ‘ndrangheta armati d’una pistola e d’una mitraglietta entrarono in azione e consumarono un omicidio.
Il sindaco di Corigliano-Rossano, allora come ora, era Stasi.
Le indagini di carabinieri e magistratura antimafia in pochi mesi portarono all’individuazione di quei due presunti sicari e dei loro basisti, che adesso sono a processo, in primo grado, e Stasi nemmeno per idea ha mai valutato la possibilità che il Comune si costituisse parte civile per il palese danno provocato alla città e ai cittadini, tanto in termini di immagine – Corigliano-Rossano è meta turistica e Schiavonea ne rappresenta il “cuore” – quanto in termini di sicurezza collettiva dal momento che i colpi d’armi da fuoco avrebbero potuto colpire qualche passante.

L’omicidio del pregiudicato Pasquale Aquino fu compiuto che era ancora giorno
Come si concilia, ciò, col «coraggio che non dobbiamo dimenticare mai» di cui blatera Stasi scrivendo di Siani?
Il «premio per la legalità» di don Luigi Ciotti per gli abbattimenti degli stabilimenti balneari abusivi costruiti dagli ‘ndranghetisti sulla costa di Corigliano-Rossano?
Quelle demolizioni erano atti dovuti a seguito delle confische effettuate dallo Stato dopo processi e condanne, Stasi non ha confiscato nulla a nessuno, solo propaganda e propaganda, ché basta avere un buon amico in Legambiente e un altro in Libera e una benedizione don Ciotti non te la nega!

Stasi e don Ciotti
Infine, perché non spiega con un logorroico post su Facebook, Stasi, che fine ha fatto la denuncia alla magistratura sul «sabotaggio» all’impianto dei freni della sua autovettura che un anno fa l’ha fatto passare per un “eroe” di quel “professionismo dell’antimafia” di cui scriveva non senza scandalo – e con grande coraggio intellettuale, lui come Siani sì – Leonardo Sciascia?
A noi hanno raccontato che quell’indagine sarebbe stata archiviata e ce ne hanno riferito persino il motivo. Che, corrispondesse al vero, sarebbe un fatto davvero poco “onorevole” per il sindaco che gridò al lupo al lupo attraverso la stampa, quella da lui in realtà prediletta – altro che Siani! – quella senza testa e senza palle. direttore@altrepagine.it