Trasportavano cocaina per mezzo milione di euro e una micidiale pistola: Siciliano è fratello di un condannato per estorsione mafiosa assieme al cognato del boss Luigi Abbruzzese. Boglioli e la Golia sono incensurati      

AMENDOLARA – Tre “corrieri” di droga dello Jonio sibarita e un canale di rifornimento “strano”, “insolito” secondo fonti investigative, in considerazione della provenienza dei corrieri, della loro identità e della loro ipotetica “vicinanza” ai narcos per eccellenza della Sibaritide, vale a dire la supercosca di ‘ndrangheta facente capo alle famiglie Abbruzzese, Pepe e Forastefano di Cassano Jonio.

Non solo droga trasportavano in auto dalla Campania – oltre 3 chili e mezzo di cocaina – ma anche un’arma clandestina. Una pistola semiautomatica con la matricola cancellata, completa di caricatore e con dentro 8 proiettili.  

Il 35enne Oscar Siciliano, il 32enne Carlo Boglioli e la 35enne Giovanna Golia, tutt’e tre di Amendolara, sono stati bloccati dalla polizia mentre percorrevano l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria, di ritorno nella loro terra.   

Gl’investigatori dell’antidroga, che evidentemente li seguivano in forza di qualche “cimice” che aveva già registrato “qualcosa”, hanno imposto loro l’alt nei pressi dello svincolo di Padula-Buonabitacolo, nel Salernitano, che conduce nei vari comuni del Vallo di Diano.

Non erano tutti sulla stessa vettura:

due viaggiavano a bordo di una macchina, mentre uno era alla guida d’un secondo veicolo, a poca distanza l’una dall’altro.

I due mezzi sono stati perquisiti ed è saltato fuori tutto quel che cercavano i detective della Squadra mobile di Matera, della Sezione investigativa del Servizio centrale operativo di Potenza e della Stradale di Sala Consilina.

La donna agli arresti domiciliari, i due uomini entrambi in carcere

Siciliano, Boglioli e la Golia sono stati subito dichiarati in arresto per detenzione di sostanza stupefacente finalizzata allo spaccio e porto illegale d’arma da fuoco.

Il magistrato di turno nella Procura competente per territorio ha assegnato la donna ai domiciliari e solo per i due uomini ha disposto la traduzione in carcere, a Potenza.

I “profili” dei tre ritenuti trafficanti di droga e armi

Del terzetto, il solo Siciliano ha precedenti penali per lesioni personali aggravate a seguito d’una vicenda risalente a qualche anno fa in concorso con altre 3 persone, due di Trebisacce e una di Policoro.

Ad Amendolara e nell’Alto Jonio, Siciliano è noto come imprenditore nel settore della rivendita delle auto ed ha uno stretto familiare con un precedente assai ingombrante:

è, infatti, il fratello minore del 43enne Piergiorgio Siciliano, condannato in via definitiva un anno fa per una tentata estorsione di stampo mafioso ai danni d’una impresa edile della provincia di Catanzaro vincitrice nel 2022 d’un appalto per la costruzione di nuove batterie di loculi nel cimitero di Cassano Jonio.

Per aver tentato d’imporre una tangente da 15 mila euro a quella ditta, Siciliano senior era stato condannato a 4 anni e due mesi di carcere unitamente al 34enne di Cassano Alessandro Cerchiara detto Il chimico, cognato del 36enne Luigi Abbruzzese detto Il piccoletto, quest’ultimo riconosciuto e temuto boss ’ndranghetista del clan cosiddetto degli zingari catturato da latitante nell’agosto del 2018, condannato definitivo a 20 anni di carcere nel maxiprocesso anti-ndrangheta Gentlemen e a 14 in primo grado nel maxiprocesso Athena, detenuto in regime di carcere duro al 41-bis e che di Cerchiara ha sposato la sorella Erminia, lei condannata in primo grado a 8 anni in Athena, stesso processo che ha visto condannato suo fratello Alessandro a 10 anni e otto mesi.

Piergiorgio Siciliano sta scontando la sua condanna per estorsione e attualmente si trova agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Amendolara.

Boglioli e la Golia, lui dipendente d’una grossa impresa, lei casalinga, sono invece incensurati e più “insospettabili” di Siciliano, che, a dispetto di tutto, nessuno nella sua zona immaginava come temerario “corriere” d’un così consistente carico di “coca” e addirittura di un’arma da fuoco illegale.

Per conto di “chi” viaggiavano?

Poco o per nulla immaginabile che il terzetto amendolarese abbia aperto un traffico di droga ed armi “in proprio”:

per conto di chi trasportavano quella polvere bianca e quella pistola dalla Campania alla Sibaritide?

A quale centrale di spaccio erano destinati quei tre chili e mezzo di stupefacente che immessi sulle piazze di consumo avrebbero fruttato ben 500 mila euro?

A quale consorteria criminale avrebbero dovuto consegnare quel micidiale ferro da sparo?

Per ora, a queste domande, non c’è alcuna risposta… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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