COSENZA – Il 71enne pluripregiudicato boss di ‘ndrangheta coriglianese Rocco Azzaro (foto), partecipò o no all’omicidio del pregiudicato 29enne rossanese Andrea Sacchetti, il 5 febbraio del 2001?

Senza ombra di dubbio, a detta di due importanti “pentiti” delle alleate ‘ndrine della Sibaritide, vale a dire il 46enne ex superboss rossanese Nicola Acri detto Occhi di ghiaccio, e il 58enne ex camorrista di sangue coriglianese Ciro Nigro, le cui confessioni – da partecipi del fatto di sangue – hanno consentito ai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro di ricostruire fasi e presunti protagonisti del silenzioso delitto consumato dalle consorterie criminali joniche quasi un quarto di secolo fa.

La mappa che indica il luogo in cui fu ammazzato e sotterrato Sacchetti, con la vittima nel riquadro

Silenzioso perché Andrea Sacchetti sarebbe stato eliminato con cinque o sei colpi di pistola dotata di silenziatore all’interno di un’azienda agricola ubicata nei pressi del bivio degli Stombi, al confine tra i comuni di Corigliano-Rossano e Cassano Jonio, e il suo cadavere sarebbe poi stato fatto a pezzi per essere sotterrato proprio in quell’agrumeto. Uno dei tanti casi della cosiddetta lupara bianca, insomma, compiuti nella Sibaritide ‘ndranghetista di quegli anni.

Questa mattina, nell’aula della Corte d’Assise di Cosenza, il pubblico ministero antimafia, Stefania Paparazzo, ha ricostruito tutte le fasi dell’omicidio Sacchetti, che davanti ai giudici (presidente Paola Lucente, a latere Francesca De Vuono) vede come unico imputato Azzaro. Proprio colui il quale è accusato d’avere frantumato il corpo esanime di Sacchetti e d’averlo occultato.

Gli ex boss Ciro Nigro e Nicola Acri

Sacchetti sarebbe stato attirato in tranello da Acri, che l’avrebbe condotto in auto nel luogo in cui fu poi materialmente ammazzato da due importanti boss di Cassano Jonio a loro volta uccisi il 2 ottobre del 2002 in un agguato di ‘ndrangheta nel cassanese, Eduardo Pepe (fu colui che premette il grilletto d’una pistola col silenziatore fornita da Acri, come ha rivelato lo stesso collaboratore di giustizia) e Fioravante Abbruzzese, mentre Nigro, per sua stessa ammissione, sarebbe stato chiamato dai “compari” a omicidio già compiuto, per accompagnarli a casa (leggi QUI tutti i particolari).

L’aula della Corte d’Assise cosentina dove si sta tenendo il processo nei confronti di Azzaro

La requisitoria odierna del magistrato antimafia. Occhi di ghiaccio condannato due settimane fa

Il pm Paparazzo stamane ha tenuto la propria requisitoria, al termine della quale ha sollecitato al collegio giudicante la condanna alla pena dell’ergastolo per Azzaro.

Due settimane fa, per lo stesso omicidio Sacchetti il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Fabiana Giacchetti, al termine del processo col rito abbreviato nei suoi confronti, aveva inflitto la condanna a 9 anni e quattro mesi al reo confesso Acri (leggi QUI i particolari dell’omicidio narrati dall’ex capo-‘ndrina di Rossano).

Al termine dell’intervento del magistrato requirente, la parola è passata ai legali.

Per primi ai rappresentanti le parti civili costituite nel processo – i familiari di Sacchetti – vale a dire gli avvocati Antonio Pucci e Maria Sammarro, che si sono associati alla ricostruzione del fatto svolta dal pm e alla richiesta di condanna all’ergastolo di Azzaro.

Il boss ‘ndranghetista Azzaro video-collegato con l’aula del processo dal carcere di Catania

L’arringa difensiva dell’avvocato Oranges

Poi è stata la volta del primo dei due difensori dell’imputato, gli avvocati Francesco Paolo Oranges ed Enzo Belvedere.

Nella sua arringa, l’avvocato Oranges ha puntato tutto a minare la credibilità del “pentito” Nigro, in relazione ai tempi “sospetti” della sua collaborazione con la giustizia cominciata ufficiosamente nel 2015, poi interrotta per motivi rimasti oscuri, e successivamente ripresa, in modo ufficiale, nel giugno del 2021, lo stesso periodo in cui “saltò il fosso” Acri.

Il penalista coriglianese ha fatto riferimento alle secondo lui “volute” imprecisioni del narrato reso nell’aula d’Assise da Nigro, in particolare in relazione alla definitività delle sue condanne nei maxiprocessi anti-‘ndrangheta Big fire-Set up, Timpone rosso e Santa Tecla, circa le quali il “pentito” aveva invece riferito non essere ancora definitive quando egli cominciò la propria collaborazione coi magistrati antimafia.

L’avvocato Oranges

Inoltre, l’avvocato Oranges ha parlato di “omissioni strategiche” nella ricostruzione del fatto di sangue oggetto del processo da parte del pm Paparazzo. Il difensore di Azzaro ha concluso chiedendo ai giudici l’assoluzione dell’imputato.

Nella prossima udienza, già fissata per lunedì 6 ottobre – tra una settimana esatta – la parola toccherà all’avvocato Belvedere.

Poi, al cospetto dei giudici, le eventuali repliche del pm e degli stessi difensori, e la camera di consiglio da parte del collegio giudicante. Per quel giorno è previsto il verdetto nei confronti di Azzaro. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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