Per l’Antimafia i mandanti dell’omicidio compiuto a Sibari quasi 5 anni fa, furono Forastefano “L’animale” e Abbruzzese “Semiasse”. Il killer Maestri reo confesso dopo il suo “pentimento”. Indagati anche i fratelli Massa e Arcidiacono      

CASSANO JONIO – Fossero stati assieme, la mattina del 6 giugno 2018 tra i tavolini del locale “Tentazioni” di Villapiana Lido, magari sarebbero morti tutt’e due quello stesso giorno.

Per l’altro, invece, la malasorte è arrivata con due anni e mezzo di ritardo, ma è arrivata.

Il 50enne di Sibari Giuseppe Gaetani (nella foto d’apertura), sposato, 3 figli, ufficialmente “falegname”, era infatti uomo di fiducia e autista del vecchio boss di Cassano Jonio Leonardo Narduzzu Portoraro, ammazzato all’età di 63 anni a colpi di mitra kalashnikov e pistola quella mattina d’inizio estate di più di 7 anni fa davanti al bar-ristorante gestito dalla sua famiglia lungo la vecchia Statale 106 in quel di Villapiana.

L’omicidio del boss Leonardo Portoraro

Seguito con discrezione da un furgone con dentro i suoi sicari, fin sotto casa

L'”uomo di Portoraro” fu freddato la sera del 2 dicembre 2020 davanti alla sua abitazione sibarita di contrada Pantano Rotondo.

Il “braccio destro” dell’oramai defunto Portoraro aveva appena parcheggiato la propria Mercedes e stava per fare ingresso nella sua abitazione quando da un furgone con a bordo il suo killer col volto coperto da un passamontagna, mezzo che l’aveva seguito con discrezione, gli furono esplosi ben 14 colpi di pistola semiautomatica calibro 9×21 che lo ferirono a morte.

A nulla, infatti, valse il soccorso da parte del 118:

Gaetani spirò nell’ambulanza che avrebbe dovuto trasportarlo nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.

I 6 presunti responsabili dell’omicidio e i loro ruoli

A distanza di quasi 5 anni dalla sua “eliminazione”, oggi, nelle carceri di Cuneo, Novara e Lanciano in provincia di Chieti, i carabinieri del Nucleo investigativo in forza al Comando provinciale di Cosenza hanno notificato un’ordinanza applicativa di misure cautelari in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Chiara Esposito, su richiesta dei magistrati inquirenti della Direzione distrettuale Antimafia, nei confronti di tre degl’indagati per l’omicidio di Gaetani.

Sono 3 nomi e volti notissimi alla giustizia e alle cronache, ovviamente già detenuti in ragione di processi e condanne nei loro confronti:

Pasquale Forastefano detto L’animale o Il pazzo, 37 anni, di Cassano Jonio, reggente dell’omonima cosca, detenuto in regime di “carcere duro” al 41-bis;

Pasquale Forastefano

Nicola Abbruzzese detto Semiasse, 45, di Cassano Jonio, reggente dell’omonima cosca, anch’egli detenuto al 41-bis;

Nicola Abbruzzese

Domenico Massa detto Pacchiarotto, 47, di San Lorenzo del Vallo, intraneo al clan Forastefano, lui detenuto in regime ordinario.

Nell’ordinanza, il sostituto procuratore antimafia, Alessandro Riello, individua quali mandanti Forastefano e Abbruzzese:

Forastefano avrebbe ideato e organizzato l’omicidio, segnalando ai sicari l’orario ideale per compierlo;

Abbruzzese avrebbe messo a disposizione il killer, il 46enne di Cosenza Gianluca Maestri, oggi “pentito” e reo confesso del fatto di sangue.

Il sostegno logistico per il delitto sarebbe stato garantito da Massa, che avrebbe fornito il capannone dell’azienda “Agri” di Sibari come base operativa e curato la fase successiva all’agguato, accompagnando Maestri a disfarsi degl’indumenti indossati.

Un ruolo chiave viene contestato anche al 39enne di Trebisacce Gianfranco Arcidiacono (indagato a piede libero), parente e uomo di fiducia di Forastefano, che avrebbe gestito un telefonino appositamente dedicato alle comunicazioni sull’agguato, pronto a dare il via libera al commando omicida al momento stabilito.

Altro indagato (a piede libero) è il 32enne Maurizio Massa, fratello di Domenico, che sarebbe stato presente nel capannone, garantendo supporto materiale.

L’esecutore materiale del delitto, Maestri, a bordo del furgone, avrebbe sparato assieme a complici rimasti però ignoti.

Oltre alle confessioni di Maestri, nell’indagine figurano le dichiarazioni d’un secondo collaboratore di giustizia, il 38enne di Spezzano Albanese Luca Talarico. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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