COSENZA – “Carcere a vita”, “fine pena mai”, in una sola parola “ergastolo”. La massima pena prevista dall’ordinamento penale italiano è stata inflitta, questo pomeriggio, al 71enne Rocco Azzaro (nella foto a sinistra), pluripregiudicato boss di ‘ndrangheta coriglianese.

Fu una lupara bianca

I giudici di primo grado della Corte d’Assise di Cosenza presieduta da Paola Lucente (a latere Francesca De Vuono e giudici popolari) hanno giudicato Azzaro colpevole dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere del 29enne Andrea Sacchetti (nella foto a destra), piccolo pregiudicato rossanese ammazzato e fatto sparire il 5 febbraio del 2001, quasi 25 anni fa, all’interno di un’azienda agricola ubicata nei pressi del bivio degli Stombi, tra la frazione Cantinella di Corigliano-Rossano e quella di Sibari ricadente nel Comune di Cassano Jonio.

L’ergastolo nei confronti di Azzaro era stato sollecitato esattamente una settimana fa da parte del pubblico ministero Stefania Paparazzo della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, che nell’aula dell’Assise cosentina aveva ricostruito l’omicidio di ‘ndrangheta, un cold case risolto grazie alle dichiarazioni di due importanti “pentiti” fuoriusciti dalle file ‘ndranghetiste di Corigliano-Rossano e della Sibaritide, vale a dire il 46enne Nicola Acri, ex superboss di Rossano detto Occhi di ghiaccio, e il 58enne Ciro Nigro, ex camorrista di sangue della ‘ndrina di Corigliano e storico “braccio destro” proprio di Azzaro.

Ciro Nigro

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Azzaro è a processo anche per un altro omicidio

Il neo condannato all’ergastolo era stato scarcerato nel 2017, ma dopo 6 anni di libertà, nell’ottobre del 2023, proprio Nigro ed Acri l’avevano mandato di nuovo dietro le sbarre.

Per due omicidi, due casi della cosiddetta lupara bianca consumati entrambi nel 2001 dalla ‘ndrangheta della Sibaritide, che ebbero come vittime Sacchetti e il 34enne Salvatore Di Cicco al tempo “reggente” ‘ndranghetista di Sibari.

Salvatore Di Cicco

Per l’omicidio Di Cicco, compiuto il 1° settembre di quell’anno nel comune di Torretta di Crucoli a due passi da Cirò, Azzaro è a processo assieme a due ritenuti “compari” cirotani nelle aule della Corte d’Assise di Catanzaro, e la sentenza nei loro confronti è attesa nelle prossime settimane.

La macabra ricostruzione dell’omicidio Sacchetti dei “pentiti” Nigro e Acri

In particolare, il collaboratore di giustizia Nigro ha ricostruito l’occultamento del cadavere di Sacchetti, cui era stato chiamato per aiutare proprio nel macabro compito Azzaro e il defunto boss cassanese Eduardo Pepe ammazzato nell’ottobre del 2002 assieme a Fioravante Abbruzzese.

Secondo la ricostruzione del fatto di sangue fornita da Acri, furono Pepe e Abbruzzese ad aprire il fuoco contro Sacchetti, con una pistola calibro 9 munita di silenziatore che aveva procurato loro lo stesso “pentito”, che aveva condotto il giovane al loro cospetto e a quello di Azzaro.

Nicola Acri

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Nigro, invece, dichiarò:

«Fu Fioravante Abbruzzese a chiamarmi e a convocarmi da lui a Timpone Rosso a Cassano:

ricevuto l’ordine mi recai subito da lui e mi disse che c’erano Eduardo Pepe e Rocco Azzaro – entrambi con la terza “dote” di ‘ndrangheta, “sgarristi di sangue” – che m’aspettavano in un agrumeto di contrada Stombi per fare una “cosa”.

Mi fece accompagnare sul posto da Franco Abbruzzese detto ‘U pirolo.

Una volta entrato nell’agrumeto mi diressi, proprio come Fioravante m’aveva indicato, verso il capannone, e lì, sul piazzale, ci trovai Eduardo e Rocco, quest’ultimo era intento a lavare, con una pompa, il piazzale del sangue di questo ragazzo che era stato sparato, il cui cadavere era su una carriola.

Chiesi a Eduardo chi fosse, e lui mi rispose “È un favore che abbiamo fatto a Nicola”.

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Nell’agrumeto, a una distanza di 30/40 metri c’era una profonda buca che qualcuno aveva già provveduto a scavare, ci buttammo il cadavere e tanta calce, prima di ricoprirla.

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Poi ci avviammo a piedi verso contrada Lattughelle, ed io buttai nelle vicine acque del fiume Crati gli indumenti che indossava il ragazzo ucciso e i due telefonini che portava con sé.

Capii di chi si trattava quando lessi sul giornale che era sparito questo Andrea Sacchetti di Rossano, ma non feci mai domande a nessuno di loro, men che meno a Nicola Acri cui era stato fatto quel “favore”, perché a Nicola non bisognava fare domande quando si faceva una cosa».

Azzaro è stato difeso dagli avvocati Francesco Paolo Oranges e Enzo Belvedere. I familiari di Sacchetti, costituiti parti civili nel processo, sono stati rappresentati dagli avvocati Antonio Pucci e Maria Sammarro. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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