CORIGLIANO-ROSSANO – Ha già parlato o scritto sui social qualche imbecille a dire che se al posto di Tridico ci fosse stato Stasi avrebbe sconfitto Occhiuto?!

Qui a Corigliano-Rossano due sono i grandi, grandissimi sconfitti delle elezioni regionali appena conclusesi. Due personaggi politici da avanspettacolo, dai più considerati tra loro “antitetici”, ma che noi di AltrePagine abbiamo sempre “associato”, perché, al di là delle apparenze e delle appartenenze, insomma delle moderne “etichette” destra-sinistra l’una la copia dell’altra, sono praticamente della stessa risma.

Il primo l’abbiamo già nominato e risponde al nome di Flavio Stasi, sindaco della città, il secondo della città ne è addirittura senatore e si ritrova a Palazzo Madama su nomina del suo partito, quello della premier Giorgia Meloni, perché la legge elettorale è quella e i nomi dei deputati e dei senatori scelti dai segretari nazionali dei partiti sono già stampati sulle schede e gli elettori non scelgono un cazzo se non il partito su cui fare una “X”. E la Meloni, per il collegio di Corigliano-Rossano-Crotone, nel 2022 scelse Rapani proprio come al tempo l’imperatore romano Caligola nominò senatore il suo cavallo per umiliare gli altri senatori.

Della sconfitta di Rapani nella dilagante vittoria del confermato presidente della Regione Roberto Occhiuto di Forza Italia, che per questo rischia di non essere ri-nominato alle Politiche dell’anno prossimo, ne abbiamo già scritto stamane:

Il “caso” Rapani-Mauro a Corigliano-Rossano mette in dubbio la ricandidatura del senatore di FdI

Nel pomeriggio, però, ci hanno girato il messaggio di testo che il senatore rossanese ha fatto pervenire a una nutrita lista di suoi contatti e dei pochi, pochissimi galoppini che oramai gli sono rimasti al seguito:

«Ciao, è stata breve ma intensa, una campagna elettorale fatta in pochi giorni con presenza costante sui territori, in alcuni arrivati in ritardo, in altri impossibilitati per mancanza di tempo, una opportunità per fare nuove conoscenze e impastire nuovi rapporti, un patrimonio da non disperdere, anzi, da coltivare ed arricchire ancor di più. Grazie per tutto ciò che è stato possibile fare. A presto».

Felici che il senatore fa campagna elettorale non per prendere voti, ma per fare nuove conoscenze, la voce del verbo “impastire” è architettura sintattica, grammaticale e ortografica al contempo, d’altronde il nostro è due volte collega del senatore a vita e architetto Renzo Piano, anche se per il titolo “a vita” l’architetto Rapani dovrà magari attendere il turno dell’onorevole Giovanni Donzelli alla Presidenza della Repubblica, benché sia difficile considerate le parole non proprio sibilline pronunciate dallo stesso Donzelli in una recentissima conferenza stampa in quel di Lamezia Terme proprio al cospetto dei Fratelli d’Italia calabri:

Rapani non c’era, ma le orecchie ci assicurano che gli sono fischiate eccome!

Il sindaco Stasi, invece, a cavallo di Ferragosto (col sole a 40 gradi Celsius ché nemmeno quello di Caligola avrebbe resistito), durante una ridicola campagna-stampa ispirata e finanziata da lui medesimo, è stato virtualmente candidato a Presidente della Regione da parte d’un partito altrettanto virtuale, Alleanza-Verdi Sinistra italiana, che, com’è noto a tutti, in Italia non conta un cazzo e in Calabria assai meno.

Una volta che il Centrosinistra a perdere ha candidato Pasquale Tridico, Stasi è stato invitato proprio da Avs a candidarsi come proprio capolista nella provincia di Cosenza, essendo lui sindaco d’una grande città eletto per la seconda volta e col 65% soltanto un anno prima – indubbiamente una buona garanzia di performance elettorale per la lista di Avs – ma Stasi ha declinato l’invito.

Il motivo?

Pur sentendo di potere riuscire a ottenere un buon risultato elettorale a partire dalla città di cui è sindaco, Stasi non ha voluto rischiare l’inutilità d’un eventuale risultato personale a fronte d’una lista di partito a rischio di non raggiungere il previsto quorum del 4% per poter concorrere alla ripartizione dei seggi in Consiglio regionale.

Ha così deciso di giocare col culo degli altri, sostenendo di sostenere la candidatura in lista del suo amico rossanese Giuseppe Campana, oltre che sciofer del sindaco a Corigliano-Rossano, in Calabria segretario virtuale dei virtuali Verdi.

Risultato?

955 preferenze nell’intera provincia, 728 delle quali in città.

La verità?

Stasi non ha fatto campagna elettorale né per Campana né per Avs, né per il Centrosinistra di Tridico né per nessuno.

Durante la campagna elettorale, però, non s’è perso alcuna occasione pubblica o comizio da poter prendere la parola con la sua logorrea da inguaribile ego ipertrofico che non risparmia (anzi!) nemmeno sui suoi canali social, dove oggi, non avendo contribuito minimamente all’ennesima causa persa del Centrosinistra, ha avuto l’ardire di pontificare:

«Dobbiamo ringraziare Pasquale Tridico per la generosità, onestà e competenza con le quali si è battuto in un contesto difficile e con tempi ristrettissimi.

Al nostro candidato non possiamo rimproverare nulla.

Diverso è per il centrosinistra, alla terza sconfitta consecutiva, con proporzioni inaccettabili, strutturalmente impreparato.

Spero che nessuno, da Roma a Reggio Calabria, abbia il coraggio di inventarsi bicchieri mezzi pieni:

non c’è rimasto nemmeno il bicchiere.

La nostra gente tra una accozzaglia di potere e la sua brutta copia, preferisce l’originale.

Una classe dirigente totalmente impegnata a tutelare le proprie posizioni personali e che ha creato un danno enorme alla Calabria:

più che da rinnovare è da azzerare.

Ora bisogna costruire il nuovo centrosinistra, coraggioso, impegnato e radicato sul territorio».

Una “roba” che neanche Luigi XV di Francia, perché Stasi, anziché “Dopo”, ha detto “Prima di me il diluvio” auto-riproponendo la propria candidatura alla Presidenza della Regione Calabria, alla Presidenza della Camera dei deputati, a quella del Senato della Repubblica, o – indifferentemente – a quella del Parlamento o della Commissione europei, in subordine alla Presidenza della Repubblica o all’Assemblea generale delle Nazioni unite, sempre come Presidente.

Qualche domanda, retorica:

chi lo candida, dove e perché quest’egoista del potere personale cui in politica nessuno crede più oramai – ivi compresi molti consiglieri comunali della sua maggioranza – eccezion fatta per quelli del suo stretto entourage – assessori e staff – i quali, finché dura, hanno trovato un impiego lautamente retribuito e in qualche caso un bel reddito integrativo della pensione? direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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