CASSANO JONIO – Un antico “casato” di usurai ed estorsori di Cassano Jonio:

il padre, Domenico Giuseppe Propato, ha 90 anni, i figli, Claudio Propato ed Aurelio Propato, ne hanno 57 e 55.

Tutt’e tre pregiudicati originari della popolosa frazione cassanese di Doria, ma residenti nel confinante comune di Spezzano Albanese dove commerciano in autoveicoli, oggi sono stati tutt’e tre nuovamente e definitivamente condannati per una serie d’attività usuraie compiute negli anni passati in danno di commercianti e imprenditori di Spezzano, Cassano e della Sibaritide.

Usura aggravata dall’approfittamento dello stato di bisogno delle vittime e delle loro attività imprenditoriali, questo il reato contestato loro in concorso, per avere praticato lo “strozzinaggio” a quanti vi si recavano per ottenere denaro contante in prestito a fronte di cambiali ed assegni consegnati loro a garanzia della restituzione. A tassi d’interesse da “cravattari”, ovviamente.

Le indagini condotte dai carabinieri e coordinate dai magistrati inquirenti della Procura di Castrovillari, rivelarono che l’anziano padre aveva passato ai due figli l’“eredità” della propria “professione” d’usuraio.

Tutt’e tre, al tempo, finirono arrestati e in carcere.

Le loro condanne sono divenute definitive lo scorso 23 settembre, a seguito della sentenza con la quale i giudici della suprema Corte di Cassazione hanno dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi redatti dai loro avvocati difensori, attraverso i quali, tra le altre doglianze, invocavano la prescrizione dei reati loro ascritti.

Gli “ermellini” della Seconda sezione penale del cosiddetto Palazzaccio di Piazza Cavour a Roma, hanno depositato le corpose motivazioni della sentenza, ben 12 pagine, lo scorso 6 ottobre. redazione@altrepagine.it

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