18 in carcere, 3 con obbligo di dimora, 24 a piede libero: ecco chi sono e di cosa sono accusati. Determinanti le dichiarazioni dei “pentiti” Nicola Acri di Rossano e Gaetano Aloe di Cirò   

CIRÒ – Il “crimine” ‘ndranghetista di Cirò è come l’araba fenice:

rinato dalle sue stesse ceneri dopo i durissimi colpi infertigli negli anni passati dai magistrati inquirenti della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro – attraverso le maxi-inchieste Stige e Ultimo atto – e dai giudicanti di tribunali, corti d’appello e Cassazione, che nelle sentenze ne hanno riconosciuto la pericolosissima esistenza condannando capi, gregari e “soldati” di un esercito criminale che estende le proprie propaggini fino all’intero Basso Jonio cosentino, da Cariati a Mirto-Crosia.

Questa mattina, tra le provincie di Crotone, Taranto e Bologna, nonché all’interno delle carceri di Agrigento, Prato, Secondigliano, Ancona, San Gimignano e Saluzzo, è scattata una nuova operazione di polizia giudiziaria, denominata Saulo, coordinata dalla Dda catanzarese e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone:

18 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 3 obblighi di dimora, disposti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale catanzarese, Massimo Forciniti, su richiesta dei magistrati antimafia diretti dal procuratore Salvatore Curcio.

Il procuratore antimafia di Catanzaro Salvatore Curcio

I capi d’accusa

Associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata agli omicidi, alle estorsioni, alle turbative d’asta, ai danneggiamenti, alle ricettazioni e al traffico d’armi, queste le imputazioni mosse ai 45 complessivi indagati, 24 dei quali rimasti a piede libero. 

Farebbero parte di un’articolata rete criminale che, tra la Calabria e il Nord Italia, gestiva affari illeciti d’ogni genere, imponendo con la violenza e l’intimidazione la propria “legge”.

Le indagini dell’Antimafia catanzarese hanno ricostruito anni d’attività criminale, intrecci di potere, un omicidio irrisolto e un sistema di controllo del territorio basato sull’estorsione.

In carcere sono finiti:

Claudio Adorisio, 60 anni, detto Tabacchero, di Cirò Marina

Francesco Amantea, 63, detto Culu musciu, di Cirò

Ercole Anania, 55, di Cirò Marina

Martino Cariati, 45, di Cirò Marina

Cataldo Cornicello, 46, detto Figghiu da Paolina, di Cirò Marina

Franco Cosentino, 51, detto Sozizza, di Cirò Marina

Cataldo Cozza, 44, detto Cozzareddu, di Cirò Marina

Giancarlo Dell’Aquila, 43, di Cirò Marina

Orlando Genovese, 46, di Crotone

Enrico Miglio, 73, di Strongoli

Mario Morrone, 48, di Cirò Marina

Francesco Murano, 70, di Cirò Marina

Domenico Pace, 48, di Crotone

Basilio Paletta, 50, di Cirò

Vincenzo Giuseppe Pignola, 63, detto Peppe ‘u russu, di Cirò Marina

Giuseppe Spagnolo, 56, detto Peppe ‘U banditu, di Cirò Marina (nella foto d’apertura)

Amedeo Tesoriere, 41, di Strongoli

Salvatore Tesoriere, 23, di Strongoli

Obbligo di dimora per:

Francesco Cariati, 47 anni, di Cirò Marina

Luca Cariati, 42, di Cirò Marina

Cataldo Miglio, 34, di Strongoli

Indagati rimasti a piede libero:

Lucia Aloe, 45 anni, di Cirò

Salvatore Berardi, 47, di Cirò Marina

Lucia Carbone, 50, di Strongoli

Giuseppe Cariati, 64, di Cirò

Olindo Celeste, 41, di Cariati

Luigi Desimone, 71, detto Zu’ Gigino, di Melissa

Mario Giuseppe Fazio, 55, detto Peppe a’ mafia, di Strongoli

Giuseppe Ferraro, 37, detto cugno e zappa, di Cirò Marina

Alessandro Frontera, 42, residente in Germania

Luca Frustillo, 39, di Cirò

Donatello Lerose, 52, di Strongoli

Salvatore Lerose, 56, detto ‘A pisanta, di Strongoli

Donatello Mancuso, 33, di Strongoli

Pasquale Mancuso, 40, di Strongoli

Luigi Marinello, 34, di Cirò

Cataldo Mazzone, 50, detto Catullo, di Cirò Marina

Lorenzo Potestio, 49, di Cirò

Eugenio Quattromani, 58, di Cirò Marina

Gaetano Russo, 45, di Crotone

Gianluca Scigliano, 46, detto Scupettune, di Cirò

Francesco Tosto, 50, detto Tostareddu, di Umbriatico

Luigi Vasamì, 63, detto Gino, di Cirò

Vincenzo Vitolo, 53, di Sarno (Salerno)

La rinascita del “crimine” cirotano

L’inchiesta, condotta tra il mese d’aprile del 2023 e il mese di maggio del 2024, dimostra che il crimine cirotano sarebbe riuscito a riorganizzarsi, ricompattando le proprie articolazioni nei territori di Crotone, Strongoli e Cariati, grazie anche al coinvolgimento di familiari e conviventi e di affiliati già detenuti.

Attraverso intercettazioni, pedinamenti e le dichiarazioni di tre “pentiti” – tra i quali l’ex superboss di Rossano, il 45enne Nicola Acri detto Occhi di ghiaccio, e il 46enne Gaetano Aloe, cognato di Spagnolo ‘U banditu – i carabinieri hanno documentato la “resilienza” del sodalizio e la sua capacità di mantenere il controllo del territorio, continuando a esercitare pressioni su imprese e attività economiche.

Il collaboratore di giustizia Nicola Acri

L’omicidio Mingrone e gli affari del clan

Tra gli episodi più gravi al centro dell’inchiesta figura l’omicidio del 73enne imprenditore edile di Cirò Francesco detto Ciccio Mingrone, ammazzato con un colpo di pistola in testa a Cirò Marina il 9 aprile del 2003, oltre 22 anni fa.

Tre persone avrebbero deciso e compiuto l’assassinio.

Il movente?

La vittima avrebbe più volte molestato la sorella d’uno degli autori, Spagnolo ‘U banditu, ha rivelato il collaboratore di giustizia Aloe.

Il “pentito” Gaetano Aloe

Estorsioni, assunzioni e appalti

Le indagini hanno inoltre fatto emergere una serie d’estorsioni, consumate e tentate, ai danni d’aziende impegnate in lavori pubblici, anche finanziati con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre a gestori di lidi balneari, ristoranti e negozi della grande distribuzione.

In alcuni casi, gli ‘ndranghetisti avrebbero preteso l’assunzione di parenti nelle ditte sotto minaccia o, più semplicemente, il prelievo gratuito di carburante agricolo.

Non solo:

sarebbe stato accertato anche un episodio di turbativa di un’asta giudiziaria riguardante un immobile dove operava un ristorante che, per “protezione”, avrebbe versato mille euro al mese alla ‘ndrangheta.

La “bacinella” e le armi

Nel corso delle indagini è stata individuata la cosiddetta bacinella, vale a dire la cassa comune utilizzata per sostenere economicamente le famiglie dei detenuti e coprire le spese legali.

Da questo fondo, secondo gli inquirenti, sarebbero stati prelevati circa 30 mila euro per l’acquisto di un’auto destinata a un affiliato, ma poi usata stabilmente da un esponente di vertice della consorteria.

Gli investigatori hanno inoltre documentato la disponibilità di armi da fuoco e la continuità operativa della ‘ndrina facente capo alla famiglia Giglio di Strongoli e della ‘ndrina di Cariati, entrambe ritenute subordinate al crimine cirotano.

Nel corso dell’operazione di stamane sono state effettuate 17 perquisizioni personali e domiciliari, in particolare nei confronti degl’indagati rimasti a piede libero:

due di questi sarebbero coinvolti in episodi estorsivi avvenuti tra il mese di novembre del 2024 e il mese di gennaio di quest’anno, caratterizzati da danneggiamenti e intimidazioni — come l’imbrattamento di saracinesche e la distruzione di mezzi meccanici — per costringere gl’imprenditori vittime al pagamento del pizzo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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