Il 47enne era stato condannato a 4 anni sia in primo grado che in appello per avere fatto da “staffetta” al trasporto d’un carico d’oltre 2 chili di “coca” a giugno dell’anno scorso, ma i supremi giudici della Cassazione hanno annullato la sentenza

ROMA – Il 5 dicembre dell’anno scorso era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Castrovillari a 4 anni e due mesi di carcere per traffico di droga, condanna successivamente confermata dai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro.
Il “colpo di scena” è giunto mercoledì 15 ottobre scorso a seguito dell’udienza davanti ai giudici di terzo grado della suprema Corte di Cassazione:
gli “ermellini” della Sesta sezione penale del cosiddetto Palazzaccio di Piazza Cavour a Roma, hanno infatti annullato la sentenza di condanna nei suoi confronti, rinviando la “palla” del giudizio nuovamente ai giudici d’appello di Catanzaro, ovviamente a una diversa sezione della Corte rispetto a quella che aveva in precedenza giudicato.
Processo da rifare, dunque, per il 47enne pluripregiudicato coriglianese di Corigliano-Rossano Damiano Trebisonda (foto).
L’imputato è stato difeso in tutt’e tre i gradi di giudizio dagli avvocati Mario Elmo e Rosetta Rago.

Trebisonda venne arrestato al culmine di un’operazione investigativa condotta dai carabinieri della Sezione operativa del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano, il 17 giugno dell’anno scorso, unitamente al 37enne incensurato coriglianese Carlo Filippelli, durante il trasporto di 2 chili e duecentodiciassette grammi di cocaina pura per un valore illegale di circa 250 mila euro.
Un viaggio di “coca” sottratto alla ‘ndrangheta
Droga sottratta alla ‘ndrangheta coriglianese, secondo i detective dell’Arma che sin dallo svincolo autostradale di Tarsia Nord seguivano a distanza e con discrezione investigativa due auto, l’Audi Q3 guidata da Trebisonda e la Mercedes Classe B guidata da Filippelli e con a bordo la droga cui Trebisonda faceva da “guardia” e da “staffetta”.
Le due vetture furono bloccate dagli operanti all’incrocio tra la Strada provinciale “Mordillo” di contrada Apollinara e il vecchio tronco della Statale 106, proprio in territorio di Corigliano-Rossano.

Trebisonda venne trovato con 4 mila e sessanta euro in contanti non “giustificati” in tasca, che i carabinieri sequestrarono come la droga nell’auto guidata da Filippelli, due panetti di polvere bianca contenuti in uno zainetto trasportato nel cofano.
Entrambi finirono in carcere, ma da poco più d’un mese ottennero gli arresti domiciliari, Trebisonda con l’applicazione del braccialetto elettronico di sicurezza e col permesso di recarsi al lavoro nel proprio negozio di bombole di gas ubicato nel centro storico coriglianese ove risiede.
La droga doveva giungere nel centro storico coriglianese
La destinazione degli oltre due chili di “roba” era proprio il centro storico coriglianese ed era già nota ai carabinieri, poiché scaturita da precisissime informazioni da essi ricevute da parte d’una «fonte confidenziale degna di fede» che aveva rivelato loro che Trebisonda stava organizzando proprio quel trasporto di droga.
Pure Filippelli era stato condannato a 4 anni di carcere. direttore@altrepagine.it