Il Tribunale di Catanzaro ha ritenuto estraneo all’associazione dedita al narcotraffico internazionale anche Daniele Caravetta (condannato per un solo capo d’imputazione)

CATANZARO – Non era il ristorante “da Dino” del 56enne Rosario Giovanni Fuoco detto Schmitt, a Francoforte in Germania, la base logistica del narcotraffico internazionale ed intercontinentale della supercosca di ‘ndrangheta della Sibaritide facente capo alle famiglie Abbruzzese e Forastefano di Cassano Jonio. E la droga non veniva trasportata nella Piana di Sibari coi veicoli dell’azienda d’autotrasporti del 34enne Alessandro Forastefano, fratello del 38enne boss Pasquale Forastefano, lui condannato a 20 anni di carcere.

Sono alcune delle risultanze processuali della maxi-inchiesta anti-‘ndrangheta Gentlemen 2, il cui dibattimento di primo grado s’è concluso venerdì con la sentenza pronunciata dal Tribunale di Catanzaro che ha giudicato numerosi degl’imputati col rito abbreviato (qui tutte le condanne e le assoluzioni).

Nel processo figurano diversi imputati coriglianesi di Corigliano-Rossano:

tra essi, il 35enne Daniele Caravetta, che, da quanto è emerso in dibattimento, non faceva parte dell’associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetista dedita al narcotraffico.

Daniele Caravetta

Spiccano le assoluzioni di Fuoco e di Alessandro Forastefano, entrambi originariamente arrestati unitamente agli altri. Alessandro Forastefano è comunque detenuto in carcere perché condannato a 8 anni di reclusione in primo e secondo grado nel maxi-processo anti-‘ndrangheta Kossa.

Secondo l’accusa in Gentlemen 2, Fuoco, originario di Campana ma da oltre un trentennio stabilmente residente in Germania, avrebbe fatto parte dell’associazione capeggiata dalla supercosca operativa nel settore del traffico di sostanze stupefacenti in ambito internazionale (Spagna e Marocco) ed intercontinentale (Sudamerica).

In particolare, a Fuoco è stato contestato d’aver fornito appoggi logistici in Germania nel suo ristorante e d’aver co-finanziato ingenti importazioni di cocaina dal Sudamerica.

Secondo l’accusa, per il clan Abbruzzese-Forastefano, il ristorante-pizzeria “da Dino” a Francoforte sul Meno sarebbe stata la location dove si tenevano i summit e il fulcro per gli appoggi logistici dei sibariti quando questi si recavano in Germania per discutere di persona dei loro affari illeciti.

Nel locale, la polizia tedesca aveva registrato una riunione, che, secondo l’accusa, avrebbe avuto per oggetto l’acquisto di 50 chili di cocaina che dal Sudamerica sarebbe dovuta giungere in Germania, e, infine, in Italia, per essere smerciata sulle piazze di spaccio della Sibaritide e non solo.

In Germania, secondo l’accusa, sarebbero arrivati, per l’occasione, i boss Nicola Abbruzzese detto Semiasse (anch’egli uscito assolto) e Pasquale Forastefano detto L’animale (i due boss sono entrambi da tempo detenuti in regime di “carcere duro” al 41-bis), Fiorello Abbruzzese, Alessandro Forastefano, nonché Francesco Faillace (anch’egli assolto).

Lo scopo sarebbe stato quello di pianificare l’affare sudamericano tramite il broker della cocaina d’origini greche ma residente in Belgio Nikolaos Liarakos. E, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati Pasquale Forastefano, Fiorello Abbruzzese e Liarakos a far esplicito riferimento al quantitativo e al prezzo della droga, alle modalità e ai tempi di trasporto della stessa, al denaro necessario per l’acquisto da suddividere in quote capitali, una delle quali secondo l’accusa l’avrebbe conferita proprio Fuoco.

I discorsi sui traffici milionari, secondo l’accusa, sarebbero inoltre avvenuti proprio nella sua insospettabile pizzeria quale presunta base tedesca del clan.

Per quanto riguarda, invece, il trasporto della sostanza stupefacente dalla Germania nella Sibaritide, il clan, secondo l’accusa, si sarebbe avvalso dell’azienda di autotrasporti di Alessandro Forastefano.

La sentenza di primo grado, accogliendo le richieste dell’avvocato Pasquale Di Iacovo del foro di Castrovillari (nella foto d’apertura), ha invece assolto sia Fuoco che Alessandro Forastefano, ritenendoli entrambi estranei a tutte le accuse mosse nei loro confronti.

A Fuoco sono stati restituiti il ristorante ed alcuni orologi di valore sequestratigli al momento dell’arresto.

Anche ad Alessandro Forastefano sono state restituite le aziende “Sibari trasporti Srl” e “Good fruit Srl”.

Alessandro Forastefano

Sul “fronte” coriglianese è stata accolta anche la richiesta d’assoluzione dal più grave reato associativo avanzata dall’avvocato Di Iacovo nei confronti di Daniele Caravetta, condannato a 2 anni e otto mesi per un solo capo d’imputazione relativo a un episodio di spaccio. 

Il Tribunale, infatti, ha ritenuto Caravetta estraneo all’organizzazione dell’associazione finalizzata al narcotraffico operante nel territorio coriglianese.

A Caravetta è stato restituito del denaro contante – pari a circa 15 mila euro – rinvenuto nella sua abitazione e sequestratogli al momento dell’arresto. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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