
COSENZA – A seguito d’una segnalazione ricevuta dalla Centrale operativa, era stato trovato dai carabinieri nottetempo, riverso in una pozza di sangue in un angolo tra la centralissima Via Nazionale e la sua traversa di Via Giosuè Carducci allo Scalo coriglianese di Corigliano-Rossano.
Era stato brutalmente accoltellato all’addome, dove aveva una ferita assai profonda, ma era ancora vivo.
Furono gli stessi uomini dell’Arma in forza al Reparto territoriale diretto dal tenente colonnello Marco Filippi, la notte tra il 21 e il 22 febbraio dell’anno scorso, ad allertare i soccorsi sanitari del 118, i cui operatori lo trasportarono nell’ospedale cittadino “Nicola Giannettasio”, dove venne sottoposto a un delicato quanto disperato intervento chirurgico d’urgenza. Morì però sotto i ferri, Mohamed Sibaa, 22enne di nazionalità marocchina. Aveva l’arteria renale destra completamente recisa e il decesso avvenne per una grave emorragia.

Il luogo in cui avvenne il crimine
Le indagini dei detective della Benemerita nel giro d’appena 72 ore portarono all’individuazione e alla cattura del ritenuto responsabile dell’efferato omicidio:
il 30enne Ahmed Yassine, connazionale della vittima, senza fissa dimora ed immigrato irregolarmente in Italia tant’è che ne era già stato espulso, venne ammanettato a Cosenza non senza difficoltà, dal momento che appena aveva visto gli uomini in divisa s’era dato a una precipitosa fuga tra le vie del capoluogo bruzio.
Avendo commesso un omicidio, stava già programmando di riparare in un altro Paese estero, ma venne assicurato alla giustizia.
Un fatto di sangue maturato tra disgraziati:
vittima e carnefice, infatti, avevano compiuto un piccolo furto assieme, e tra essi era nata una contesa per la spartizione della refurtiva.
Yassine adesso è detenuto nel carcere di Vibo Valentia.

L’aula della Corte d’Assise nel Tribunale di Cosenza
Qualche giorno fa, al cospetto dei giudici della Corte d’Assise di Cosenza, è cominciato il processo a suo carico.
Il pubblico ministero Raffaela Di Carluccio D’Aniello gli contesta l’accusa di omicidio volontario premeditato:
il ritenuto assassino avrebbe atteso la vittima sotto casa, armato di coltello, per vendicarsi a seguito della lite verbale ch’era avvenuta poco prima per la spartizione di quel magro bottino.
Il prossimo 24 novembre, in aula, saranno ascoltati i carabinieri che hanno condotto le indagini del caso. direttore@altrepagine.it