di Stalin Pianodiavolo

CORIGLIANO-ROSSANO – Ormai è tutto un “apparire”. Un tempo si studiava per capire, oggi si posa per condividere.

La cultura?

Una comparsa non retribuita nel grande reality della politica moderna.

I libri impolverano gli scaffali, mentre il reel corre veloce nei feed:

trenta secondi di sorrisi, filtri e slogan preconfezionati.

C’è la storia, quella vera, fatta di idee, di battaglie, di pensiero. E poi c’è la storia — quella su Instagram — fatta di torte, brindisi e selfie.

Il nuovo manuale di comunicazione politica è semplice:

meglio un social media manager che un pensiero complesso. E meglio ancora se sa usare bene i filtri vittoria, empatia e popolarità immediata.

È un grande carnevale digitale in cui tutti recitano:

politici, opinionisti, aspiranti influencer della democrazia.

Chi ha passato anni sui libri oggi sembra un ingenuo romantico.

Chi affronta la vita vera, tra problemi reali e fatiche quotidiane, viene messo da parte:

non fa engagement, non produce like.

E poi, dopo gli accordi sottobanco, i tradimenti e le giravolte, arriva la festa:

sorrisi a 32 denti, torta con candeline, abbracci e selfie con pseudo-elettori. Tutti pronti a immortalarsi accanto al vincitore di giornata, come se la politica fosse un talent show con eliminazioni settimanali.

E i risultati?

Li vediamo, eccome se li vediamo.

Sono lì, sotto gli occhi di tutti:

meno idee, più stories. Meno progetti, più post. Meno sostanza, più apparenza.

L’importante è esserci, non nei libri di storia, ma nel feed del giorno. stalin.pd@altrepagine.it

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