
CATANZARO – Al cospetto dei giudici della Corte d’Assise di Catanzaro (presidente Alfredo Cosenza, a latere Giovanni Strangis) è alle battute finali il processo per l’omicidio del 34enne Salvatore Di Cicco detto Sparami ‘npiettu, boss e reggente di ‘ndrangheta a Sibari.
L’uomo, secondo la ricostruzione svolta dai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro sulla scorta delle confessioni rese da due importanti “pentiti” di ‘ndrangheta della Sibaritide – il 46enne ex superboss di Rossano Nicola Acri detto Occhi di ghiaccio e il 58enne ex camorrista di sangue di Corigliano Ciro Nigro, entrambi già condannati all’ergastolo per altri omicidi – venne ammazzato il 1° settembre del 2001 in una zona di campagna a Torretta di Crucoli, nei pressi di Cirò Marina. Ventiquattro anni fa.

I collaboratori di giustizia Nigro e Acri
Una volta compiuto l’omicidio, il cadavere di Di Cicco venne sotterrato con una ruspa proprio lì, in un terreno dove oggi insiste un agriturismo. Di Cicco, infatti, proprio quel giorno sparì misteriosamente da Sibari. Il tipico caso di lupara bianca.

Salvatore Di Cicco
Acri e Nigro condannati a 7 anni, il killer Giuseppe Spagnolo ‘U banditu a 30 (col rito abbreviato)
Acri e Nigro, i due collaboratori di giustizia rei confessi – il primo d’avere organizzato l’omicidio, il secondo d’avere con un tranello accompagnato in auto la vittima designata sul luogo in cui venne compiuto il fatto di sangue – sono stati condannati a 7 anni di reclusione ciascuno il 5 luglio dell’anno scorso avvalendosi del rito processale abbreviato. Quello stesso giorno, il giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro, Gilda Daniela Romano, con l’abbreviato inflisse 30 anni di carcere al ritenuto killer che con una pistola calibro 38 “giustiziò” Di Cicco:
si tratta del 56enne boss di Cirò Giuseppe Spagnolo detto ‘Peppe ‘u banditu.

Il boss di Cirò Giuseppe Spagnolo
Lunedì prossimo la sentenza nei confronti di Azzaro e Nicastri
A processo sono rimasti il 71enne boss di ‘ndrangheta coriglianese Rocco Azzaro (nella foto d’apertura) e il 76enne cirotano Giuseppe Nicastri, il primo quale organizzatore dell’omicidio, il secondo quale partecipe nella fase dell’esecuzione.
Nei confronti di entrambi, durante l’udienza tenutasi questa mattina, il pubblico ministero della Direzione distrettuale Antimafia catanzarese, ha richiesto la condanna alla pena dell’ergastolo, al termine della propria requisitoria sulla ricostruzione storica dell’omicidio.
Dopo l’intervento in aula del rappresentante la pubblica accusa, la parola è passata all’avvocato di parte civile che assiste la famiglia Di Cicco costituitasi in giudizio contro i presunti assassini del congiunto. E poi, ancora, s’è registrata la lunga arringa tenuta dal primo dei due difensori di Azzaro, l’avvocato Francesco Paolo Oranges, che ha concluso con la propria richiesta d’assoluzione nei confronti dell’imputato dopo avere posto in rilievo «le bugie di Acri e Nigro».

Giuseppe Nicastri
Alla prossima udienza, lunedì 3 novembre prossimo, la parola toccherà all’avvocato Mario Bombardiere, difensore di Nicastri, e all’avvocato Enzo Belvedere che insieme al collega Oranges difende Azzaro. Poi i giudici si riuniranno in camera di consiglio per emettere la sentenza.
L’attività d’indagine alla ricerca dei riscontri al narrato dei due “pentiti” sull’omicidio Di Cicco venne effettuata dai carabinieri del Reparto operativo speciale coordinati dai magistrati dell’Antimafia catanzarese.

Il Tribunale di Catanzaro
Ventiquattro giorni fa, lo scorso 6 ottobre, Azzaro è stato condannato all’ergastolo per un altro omicidio di ‘ndrangheta compiuto sempre nell’anno 2001, sette mesi prima dell’omicidio Di Cicco, precisamente il 5 febbraio:
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In quel caso, la lupara bianca aveva inghiottito il 29enne pregiudicato rossanese Andrea Sacchetti, il cui cadavere venne sotterrato all’interno di un’azienda agricola ubicata nella zona rurale nei pressi del bivio degli Stombi tra la frazione Cantinella di Corigliano-Rossano e Sibari di Cassano Jonio. direttore@altrepagine.it