
CATANZARO – Non fu estorsione, ma esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Perciò, i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro (presidente Roberta Carotenuto, a latere Maria Rosaria di Girolamo e Assunta Maiore), lunedì 6 novembre scorso hanno assolto il 44enne Vincenzo Curatolo, residente alla Marina di Schiavonea di Corigliano-Rossano, che in primo grado aveva buscato una condanna a 3 anni e due mesi di carcere inflittagli dai giudici del Tribunale di Castrovillari per il preteso reato d’estorsione ai danni di Domenico Simone, pure lui di Schiavonea.
Curatolo nel 2018 era stato denunciato ai carabinieri proprio da parte di Simone. Quest’ultimo aveva riferito agli uomini dell’Arma d’avere subito il furto d’un proprio libretto di risparmio postale e d’essere stato costretto a consegnare 200 euro a Curatolo per rientrarne in possesso.
Il processo di secondo grado, però, ha fatto emergere che Curatolo aveva effettuato un prestito di denaro contante a Simone, pari proprio a 200 euro, e che l’imputato ne avrebbe poi preteso la restituzione con metodi poco “canonici” e “ortodossi”. Da qui la sua condanna, lievissima rispetto all’estorsione contestatagli, pari a soli due mesi di reclusione.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro i prossimi 90 giorni.
Curatolo è stato difeso dall’avvocato Gaetano Monte. direttore@altrepagine.it