di Anselmo Lupino

PARIGI – In molti si chiedono chi fosse il genio – o forse l’eroe tragico – dietro il sistema di sicurezza del Museo del Louvre a Parigi e le sue oramai leggendarie falle.

Come in ogni buona telenovela politico-tecnologica, c’è sempre un protagonista:

un personaggio misterioso, convinto di aver inventato la penicillina, risolto le teorie della relatività e – perché no? – scoperto se prima sia nata la gallina o l’uovo.

La parte più sorprendente, però, non riguarda le sue imprese scientifiche, bensì la password del sistema di sicurezza.

Secondo indiscrezioni trapelate da un bloc notes molto “riservato”, pare che la nuova chiave d’accesso fosse qualcosa di poetico, quasi romantico:

“azzurromare_staso” (tutto minuscolo).

Ora i cittadini di Parigi e di Corigliano-Rossano si interrogano:

chi c’era davvero dietro quella password così enigmatica?

Un consigliere Marino, un assessore Madeo, un consigliere Costao forse un misterioso genio nascosto dietro un nickname e una tastiera impolverata?

Le ipotesi si moltiplicano, ma una cosa è certa:

al Louvre, la sicurezza non è mai stata così… artistica.

D’altronde, in tempi come questi, tra intelligenze artificiali e sistemi superprotetti, forse la vera sicurezza sta solo in una cosa:

non dimenticare mai la password… o almeno scriverla bene nel bloc notes. a.lupino@altrepagine.it

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