CORIGLIANO-ROSSANO – Egregio Direttore, per ottenere dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza una risposta a una mia segnalazione di potenziale pericolo ambientale, ho dovuto scrivere ben tre volte.

La risposta è arrivata solo dopo che sono stato costretto a ricordare direttamente al direttore generale i doveri di un rappresentante di una pubblica istituzione.

Il problema oggetto della segnalazione riguarda la presenza nell’area portuale di Corigliano-Rossano di due grossi ammassi di materiale polveroso di natura sconosciuta, e in particolare della modalità di carico e scarico dello stesso, a causa della quale, soprattutto nei giorni ventosi, esso si sparge per tutta l’area circostante, provocando un effetto-nebbia che non può non preoccupare, e non solo gli abitanti della zona della frazione Schiavonea e di contrada Torricella.

Quel materiale, infatti, il vento lo porterà anche nelle acque, sicuramente nei nostri polmoni.

Insomma, un problema serio, sul quale urgerebbe fare chiarezza.

Per quanto mi riguarda, già prima della tanto sospirata risposta dell’Asp avevo interessato del problema anche un’altra istituzione, il Dipartimento di Cosenza dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e voglio sperare che il riferimento alla “protezione” presente nel nome non sia un semplice ornamento, come purtroppo mi fa temere il già troppo tempo trascorso da quando ho denunciato il problema e già sollecitato la risposta.

Ma, al di là del merito del problema sollevato, che ci ha comunque dato modo di scoprire che l’Asp (che ha nello stesso nome la ragione identitaria del proprio compito istituzionale) si disinteressa di un problema che riguarda la salute dei cittadini – al di là di questo – dicevo, ciò che voglio evidenziare in questa sede è la prova/conferma di arroganza che ha mostrato il rappresentante di quell’azienda nella risposta.

Anziché scusarsi per il ritardo, infatti, spreca un’altra occasione per dimostrare quella “attenzione ai doveri” che nella stessa risposta non lesina di decantare.

Avendo forse interpretato il mio richiamo ai doveri istituzionali come atto di lesa maestà, si è lasciato trascinare in una caduta di stile non degna del ruolo rivestito.

Tale io considero il modo infelice con il quale egli esordisce:

rivolgendosi al cittadino senza indicarne il nome, non fa che tradire, confermandola, l’interpretazione del ruolo che egli riveste e che si può sintetizzare con la famosa espressione io sono io e tu non conti un caxxo.

Il problema è che quella interpretazione è molto diffusa nella nostra pubblica amministrazione, dove spesso il rapporto fra il burocrate e il cittadino che contribuisce al suo stipendio ricorda quello fra il signorotto e i propri vassalli.

Natale Scarcella

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