CASSANO JONIO – Intrecci familiari, tresche alla luce del sole, intuito femminile e… omertà. C’è un mix di tutto questo nelle “mosse” investigative dei carabinieri in forza al Reparto operativo del Comando provinciale di Cosenza nelle ore, nei giorni e nei mesi seguenti l’omicidio di ‘ndrangheta del 50enne di Sibari Giuseppe Gaetani (nella foto) inteso come ‘U scurzune.

Parliamo dell’incensurato “braccio destro” e autista del boss 63enne di Cassano Jonio Leonardo Portoraro detto Narduzzu giornalu favuzu, lui già “eliminato” due anni e mezzo prima di quella sera del 2 dicembre 2020 quando un gruppo di fuoco ‘ndranghetista si presentò al cospetto di Gaetani appena giunto davanti alla sua abitazione di contrada Pantano Rotondo a Sibari, per chiudere a colpi di pistola calibro 9 chissà quale oscuro conto del passato o del presente.

L’omicidio di Portoraro

‘U scurzune, sposato e padre di tre figli, da qualche anno era sentimentalmente legato a Graziella Forastefano, sorella minore del 62enne boss cassanese Domenico Forastefano detto Mimmo ‘u pisciaiuolu alla cui vita un ignoto sicario di più che probabile origine ‘ndranghetista ha attentato poco più di due settimane fa, la mattina del 24 ottobre scorso.

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‘U pisciaiuolu, boss della famiglia ‘ndranghetista dei Forastefano che da un po’ di anni ha “abdicato” in favore del figlio, è infatti il padre del 38enne Pasquale Forastefano detto L’animale, colui che i magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro considerano il “reggente” della famiglia fino a cinque anni fa, quindi al tempo dell’omicidio Gaetani. In carcere L’animale ci finì due mesi e mezzo dopo, nel febbraio del 2021, per effetto dell’ordinanza cautelare relativa alla maxi-inchiesta Kossa per la quale è stato già condannato in secondo grado a 16 anni, e nel frattempo condannato in primo grado a 8 anni e tre mesi nel maxi-processo Athena e a 20 anni nel maxi-processo Gentlemen 2.

Pasquale Forastefano è in carcere anche per l’omicidio Gaetani

Lo scorso 30 settembre, nell’istituto penitenziario di Novara dov’è detenuto in regime di “carcere duro” al 41-bis, Pasquale Forastefano è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare proprio in relazione all’omicidio Gaetani, in qualità di ritenuto mandante dell’eliminazione dell’amante di sua zia. Il cui rapporto sentimentale era noto a tutti anche perché la coppia, pur non vivendo sotto lo stesso tetto, aveva avuto una bambina.

Gaetani, la sera in cui fu ammazzato, rincasava dalla sua famiglia proprio dopo aver lasciato l’abitazione dell’amante, ma il suo assassinio fu tutt’altro che un delitto “d’onore”:

si trattò di un’eliminazione di ‘ndrangheta in piena regola di cui al momento non si conosce il movente e che per “ragioni” evidentemente superiori passò giocoforza sopra ogni tipo d’eventuale sovrapponibile sentimento.

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I dialoghi tra le sorelle Forastefano intercettati dai carabinieri su ordine dell’Antimafia

L’8 dicembre 2020 – sei giorni dopo il fatto di sangue – i carabinieri intercettarono quello che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Chiara Esposito, definisce come un “illuminante” dialogo tra Graziella Forastefano e sua sorella Maria Giuseppina, quest’ultima vedova del boss Federico Ricuzzu Faillace ammazzato il 22 agosto del 2009 nelle campagne di Spezzano Albanese, e madre del 42enne Francesco Faillace condannato in primo grado a 7 anni in Athena, che i magistrati dell’Antimafia catanzarese ritengono il killer del 57enne pluripregiudicato cassanese Maurizio Scorza detto ‘U cacagliu e della 38enne moglie di nazionalità tunisina Hedhli Hanene detta Elena ammazzati il 4 aprile del 2022 nelle campagne tra Cassano e Castrovillari, anche se i giudizi di natura cautelare a Faillace hanno restituito la libertà personale e lui adesso si trova in una cittadina della Spagna, a Benidorm, sulla Costa Blanca, dove ha aperto una pizzeria.

Dal tenore di quell’intercettato dialogo tra le sorelle Forastefano, si desume la convinzione delle due donne che l’omicidio Gaetani fosse maturato proprio all’interno della loro famiglia:

«Grazie’, mi raccomando che dici Grazie’. N’ copp a l’oss de muort, sono stanca Grazie’. Fallo per il bene della bambina, Grazie’ giuramelo, giuramelo, giuramelo sulla bambina che stai zitta Grazie’».

«No, questo non te lo posso giurare».

«Ma fallo per la bambina. Ma tu lo puoi fare per la tua bambina?».    

«No, Marile’, lo devo fare per lui, Marile’ che non c’entrava proprio nulla, Marile’».

«Ma tu lo devi fare per la bambina. Lo devi fare per la bambina, Grazie’. Non ti mettere, non ti imbarcare in cose più grandi di te, Grazie’ vedi come te lo dico, stanotte non ho dormito io».

«Non faceva niente a nessuno Marile’ (lo disse piangendo), non faceva niente a nessuno».

«Perché? Perché? Prega solamente. Prega solamente. Però non imbarcarti in cose più grandi di te, Grazie’ che la bambina la fai crescere senza mamma. Te lo chiedo per favore, Grazie’. Te lo chiedo per favore. La bambina ha bisogno di te…».

«Giuseppe si faceva i fatti suoi, Marile’».

«Eh, lo so che si faceva i fatti suoi, la gelosia è brutta. La gelosia è brutta. L’hai dimenticato a me che mi hanno fatto? Eh… mi hanno bruciato. Non me n’è fregato niente. Perché? Per la gelosia, l’invidia…».

«Sono cattivi, sì. È vero».

«Hai visto?».

«Sì, sì”».

«Eh, ci mangiavano al tavolo, eh. Mangiavano al tavolo mangiavano, Grazie’. Io non l’avrei fatta una cosa di questa però loro a me l’hanno fatta. Non te lo scordare. Tanto a fare questo, tanto a fare un’altra cosa… non si pensa che… tutti l’abbiamo fatto, Grazie’. Tutti tutti tutti».

«Ma io l’ho visto veramente il Fiorino. Il Fiorino è venuto veramente qua. Quale bugiardo doveva essere? Che…che c’è venuto veramente qua… il Fiorino. Quel furgone là, quello… come fa ad essere bugiardo Peppino? ».

«Ma adesso basta, non continuare più. Basta. Eh, eh, vedi tu che vuoi fare, Grazie’. Vedi tu. Se parli, dopo di qua ti mandano non si sa dove… sei senza cognome e sei senza tutto. Vedi tu quello che vuoi fare. Se ci arrivi… vedi tu quello che vuoi fare… perché sono gente, sono gente brutta, Grazie’. Sono peggio degli zingari, sono».

«No… sono peggio veramente. Che gli zingari sono per la famiglia, Marile’. Loro non sono per la famiglia. Loro non sono per la famiglia. Se erano per la famiglia non ammazzavano il padre di Ginevra, innocente tra l’altro. Innocente!».

Ancora più illuminanti, a parere del gip Esposito, alcuni dialoghi successivi anch’essi intercettati, sempre tra Graziella Forastefano e la sorella Maria Giuseppina, e ancora tra la prima e la sorella Ornella, come pure un dialogo intercettato tra Gisella Gaetani – figlia dell’ammazzato – e sua zia Isabel Gaetani. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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