“Depositario” di pericolose confidenze da parte dei fratelli Massa indagati per l’omicidio di Giuseppe Gaetani: i primi due tentativi d’ammazzarlo sarebbero andati a vuoto

SIBARI – Per essere stato “organico” agli affari sporchi della cosiddetta supercosca di ‘ndrangheta della Sibaritide facente capo alle famiglie Forastefano, Abbruzzese e Pepe, nel mese di luglio del 2022 buscò una condanna a 12 anni di carcere nel processo di primo grado relativo all’inchiesta Kossa. Due anni dopo, i giudici d’appello gliela ridussero a 8 anni di reclusione.
In mezzo, ci fu un “passaggio” importante:
la collaborazione coi magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro. E forse, nel suo caso, si può davvero parlare di “pentimento”.
Il personaggio
Luca Talarico ha 38 anni ed è originario di San Lorenzo del Vallo, anche se poi aveva spostato la propria residenza nel confinante comune di Spezzano Albanese. Il suo debito con la giustizia è dovuto al suo ingresso e alla sua permanenza nell’imprenditoria di stampo ‘ndranghetista. Considerata la sua fedina penale allora “immacolata”, lo avevano fatto diventare “imprenditore agricolo”, avendo accettato la proposta d’intestarsi una grossa azienda dalla quale avrebbe ricavato un personale ottimo guadagno che gli avrebbe consentito di condurre la “bella vita”. Il neo “imprenditore” sapeva benissimo a chi aveva prestato il proprio “nome pulito” e la cosa evidentemente gli andava bene, ma non voleva spingersi “oltre”. Questione di carattere. Era un pavido, Talarico, a differenza di altri imprenditori appartenenti alla stessa “cordata” coi quali stava via via legando in amicizia.

Luca Talarico
Le accuse ai fratelli Massa per l’omicidio Gaetani
Tra quegli oramai “ex” amici di Talarico, c’erano i fratelli Domenico e Maurizio Massa, di 47 e 32 anni, pure loro di San Lorenzo del Vallo. Che Talarico, attraverso le sue dichiarazioni – cui offrono riscontro le confessioni d’un altro “pentito” di gran lunga più “importante” di lui – ha fatto finire nei guai giudiziari per il più grave dei reati di ‘ndrangheta, un omicidio.
Domenico Massa detto Pacchiarotto oppure Cicciotto, è detenuto in carcere poiché condannato, in secondo grado, a 13 anni nel processo Kossa, mentre il fratello Maurizio, libero, è come lui finito tra gl’indagati per l’omicidio del 50enne Giuseppe Gaetani detto ‘U scurzune, ammazzato a Sibari davanti alla sua abitazione di contrada Pantano Rotondo la sera del 2 dicembre 2020.

Giuseppe Gaetani
In modo assolutamente “irrituale” nei fatti di ‘ndrangheta, e, in particolare, nei fatti di sangue, Domenico e Maurizio Massa avrebbero fatto delle pericolosissime confidenze a Talarico, che con l’omicidio di Gaetani non c’entrava e non c’entra nulla.
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Trovandosi in compagnia di Massa, dopo aver notato che in uno dei capannoni della “sua” azienda “Agri” di Sibari era comparso un furgone bianco, gliene avrebbe chiesto “spiegazioni”, ma quello gli avrebbe risposto di non interessarsi e di farsi i fatti suoi.
Ai magistrati antimafia, Talarico ha detto d’aver capito subito che quel mezzo doveva servire a qualcosa d’illecito.
Una decina di giorni dopo, infatti, Domenico Massa gli avrebbe mostrato sul display del proprio smartphone la notizia di cronaca relativa all’omicidio Gaetani, e gli avrebbe detto:
«ecco a cosa serviva quel furgone bianco parcheggiato nella tua azienda!».
Non solo. In quegli stessi giorni, infatti, Talarico ha rivelato che in quel capannone dell’“Agri”, mentre lui si trovava in macchina insieme a Massa, erano arrivati, a bordo d’una Lancia Y, alcuni personaggi lui “noti”:
il 45enne di Cassano Jonio Nicola Abbruzzese detto Semiasse, detenuto al carcere “duro” del 41-bis e indagato come mandante dell’omicidio Gaetani, il 38enne cassanese Pasquale Forastefano detto L’animale, pure lui al 41-bis e indagato quale mandante principale del fatto di sangue, il cassanese Silvio Forastefano, il cui nome però non figura tra gl’indagati, e il 39enne cassanese ma residente a Trebisacce Gianfranco Arcidiacono, indagato a piede libero.

Nicola Abbruzzese
Massa gli avrebbe detto di scendere dalla macchina e di andarli a salutare, ma lui si sarebbe rifiutato perché non intendeva immischiarsi nei loro affari, rimanendo nella vettura a osservare la scena d’un “armeggiamento” con un telefono cellulare che Massa stesso, dopo avere indossato dei guanti, aveva prelevato proprio dal furgone bianco.

Pasquale Forastefano
Talarico ha riferito pure che il fratello minore di Massa, Maurizio, avrebbe confermato che quel furgone era servito per compiere l’omicidio, mentre quel pomeriggio si trovava in macchina con tutt’e due i fratelli Massa:
«Io continuavo ad essere nervoso e a parlare poco. Domenico mi chiese se volessi continuare ancora per molto tempo in questo mio mutismo e io gli ribadii che non dovevo essere coinvolto in omicidi. Maurizio allora mi disse:
“Sembra che è successo chissà che!
Non è successo niente… per fare st’intervento non ci voleva niente e ci hanno messo un mese!”».
Sì, perché Domenico Massa gli avrebbe rivelato di due precedenti tentativi d’uccidere Gaetani che erano andati a vuoto:
«mi disse che la prima volta passò una macchina dei carabinieri nei pressi del luogo in cui fare l’omicidio e gli assassini designati scapparono, e che, nel secondo caso, vi fu un difetto di comunicazione tra i vari soggetti coinvolti, nel senso che venne mandato un sms con riferimento a degli alimenti, come messaggio in codice, per segnalare che era il momento propizio, ma il significato del messaggio non venne compreso dal destinatario del messaggio stesso». direttore@altrepagine.it