Pomeriggio allo Stadio Brillìa: cronaca (forse anche) del 2-2 con l’Altomonte

CORIGLIANO-ROSSANO – Cronaca di una domenica diversa. Una domenica sportiva o una domenica italiana come cantava il compianto Toto Cutugno, ma – soprattutto – una domenica coriglianese.
Una domenica biancazzurra cominciata alle due del pomeriggio nella Tribuna stampa del Brillìa, lo stadio comunale della Corigliano-Rossano del Nord, come non scriverebbe mai qualche mio collega della parte Sud che i punti cardinali li ama follemente, ma che guai a spingersi oltre quel suo decantato quanto limitato «Nord Est» che scimmiotta in modo assai maldestro la ricca Trieste e i suoi dintorni.
Mentre qui – almeno io – sono orgogliosamente a Sud, e l’amore mi piace farlo molto più in giù, di Trieste. In curva Sud. No, il Brillìa non ne ha di spalti in curva, ma la Tribuna stampa di fianco ha la Tribuna del popolo. Già, il popolo del Corigliano Usc, un popolo organizzato, animato, chiassoso in coro e in ogni singolo urlo d’eccitato incitamento accompagnato dal tamburo battente colorato coi fumogeni di bianco e d’azzurro, appunto. Oggi di quel popolo ce n’era un migliaio, forse complice il gran freddo.

A proposito di “complici”, la mia domenica ne ha uno, che risponde al nome di Matteo Monte, mio amico da tanti anni oltre che noto e valido collega e cronista sportivo d’esperienza.
No, non ruberemo la scena a Matteo né a Cristian Fiorentino o a Johnny Fusca, altri due colleghi che appena m’hanno visto lì sono rimasti felicemente sorpresi:
«Fabio Buonofiglio allo Stadio in Tribuna stampa?!», e sono scattati i baci e gli abbracci.

Sì, proprio così, dopo oltre 25 anni di cronaca che m’hanno visto sempre non incline a calcare stadi e palazzetti dello sport, pur amando lo sport ed essendo sportivo, nel calcio tifoso dell’Inter che tra poco affronterà il Milan nel derby, e, ovviamente della Nazionale italiana, oggi diretta da un grande coriglianese come Rino Gattuso.
M’è piaciuta questa domenica pomeriggio:
ho visto e sentito cose genuine del mio grande paese, parolacce e imprecazioni comprese che a tratti, non avendo mai frequentato lo stadio, mi sono sembrate al limite della violenza. In quei momenti m’ero intrufolato tra gli spalti e ho lanciato un’occhiata verso i poliziotti e i carabinieri di servizio, ma vedendoli serafici ho capito che era tutto normale.
La partita?
Certo che l’ho seguita:
abbiamo tenuto testa all’Altomonte – una buona squadra – per tutto il primo tempo che abbiamo chiuso con un tondo 2 a zero firmato (uno su calcio di rigore) da Antonio Lentini, un bravo giocatore, siciliano in perfetta linea col suo cognome, che, mi dicevano i miei ottimi colleghi, è il nostro goleador dall’inizio del campionato.
Nel secondo tempo invece hanno segnato loro e noi non siamo riusciti a reagire per riallungare la distanza e chiudere la faccenda. Negli ultimi minuti di recupero è arrivato il nostro autogol del loro pareggio, che oggi non ci ha consentito di consacrarci primi nella classifica del Campionato di Promozione (siamo secondi a un solo punto dalla prima).

Che l’arbitro a furor di popolo abbia… la moglie allegra, non riesco a dispensarmi dal raccontarvelo:
è un cult, e chi nella vita decide di fare l’arbitro di calcio dovrebbe portare la moglie in campo con lui per smentire il coro dei pareggianti o peggio ancora dei perdenti.
Ah:
ho scoperto che abbiamo in squadra un argentino. Sì, avete capito bene, un paesano di Diego Maradona!
Si chiama Nicolas Martinez detto Pedro o Pedrinho, cresciuto nell’Estudiantes de la Plata. Oggi era in panchina ed è entrato in campo nel secondo tempo, la partita non l’ha risolta, ma non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, come cantava e canta il grande Francesco De Gregori ne La leva calcistica della classe ’68, anche se il nostro Martinez è del ’98. E in un trentennio di cose ne sono cambiate, come Buonofiglio che tenta di scrivere di calcio, di pareggi, di stadi, di tifosi e di chi più ne ha più ne metta. Buona serata a tutti… e forza Inter! direttore@altrepagine.it