CORIGLIANO-ROSSANO – Una vasta operazione antimafia coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, ha disposto perquisizioni e sequestri in 12 istituti penitenziari su tutto il territorio nazionale.

L’intervento, eseguito dal Centro operativo Dia di Genova col supporto della polizia penitenziaria, della polizia di Stato e dei carabinieri, punta a smantellare una rete criminale che avrebbe favorito l’introduzione e l’uso illecito di smartphone e dispositivi di comunicazione nelle sezioni di Alta sicurezza.

Perquisizioni a tappeto e 31 indagati

Le perquisizioni sono state effettuate nelle carceri di Fossano, Ivrea, Alessandria, Cuneo, Tolmezzo, Chiavari, La Spezia, Parma, San Gimignano, Lanciano, Corigliano-Rossano e Santa Maria Capua Vetere.

Sono 31 le persone indagate, a vario titolo, per i reati di procurata detenzione o uso indebito di telefoni in carcere, e ricettazione, con l’aggravante della finalità mafiosa. Sono 12 i detenuti direttamente coinvolti.

Secondo gl’inquirenti, smartphone e altri dispositivi venivano introdotti illegalmente negli istituti di pena e messi a disposizione di soggetti ristretti per reati di mafia, consentendo loro di mantenere comunicazioni illecite con l’esterno e continuare a gestire rapporti e attività delle cosche.

LEGGI ANCHE:

Telefoni ai detenuti in cambio di cocaina: a processo l’agente penitenziario Antonio Urso

“Monitorati” oltre 150 telefoni e 115 Sim

L’indagine, denominata Smartphone, ha permesso tramite intercettazioni, analisi dei tabulati e accertamenti telematici di ricostruire un traffico interno d’oltre 150 cellulari e 115 Sim nelle sezioni d’Alta sicurezza del carcere di Genova-Marassi.

Le schede venivano attivate in negozi compiacenti del centro storico di Genova e intestate a persone inesistenti o inconsapevoli, spesso cittadini stranieri.

I telefoni, anche di dimensioni ridottissime, venivano introdotti in carcere attraverso pacchi, consegne durante i colloqui familiari o altri canali clandestini. Anche alcuni parenti dei detenuti risultano tra gl’indagati.

Una volta all’interno, i dispositivi venivano passati di mano in mano tra i detenuti, permettendo loro di mantenere contatti con membri delle organizzazioni criminali liberi o reclusi altrove.

Le comunicazioni riguardavano anche il recapito delle cosiddette ambasciate, messaggi riservati utili a impartire ordini o coordinare attività delle cosche, in particolare della ’ndrangheta.

Sequestri e quadro indiziario rafforzato

Grazie alla collaborazione con la polizia penitenziaria di Genova-Marassi, durante le indagini sono stati sequestrati numerosi dispositivi, i cui contenuti e flussi comunicativi hanno consolidato e rafforzato il quadro indiziario a carico degl’indagati. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com