
CORIGLIANO-ROSSANO – Da qualche settimana in qua mi sto facendo una cultura. Me la sto facendo ovviamente leggendo – “a Nord Est” of course – tonnellate d’idiozie e ipotesi altrettanto idiote su che cosa dovrà sorgere o non sorgere a Insiti, a partire da quella grande area di terreno di proprietà del Comune di Corigliano-Rossano che fino a poco tempo fa era abusivamente occupata da parte d’un privato rossanese.
Che la propria personale destinazione d’uso l’aveva trovata eccome, piantandovi, a stagioni alterne, melanzane, carciofi, zucchine, cetrioli, pomodori, meloni e angurie da vendere all’ingrosso e al dettaglio. Avendo fatto diventare quel vecchio e abbandonato palazzetto dello sport costruito negli anni Settanta in consorzio dagli ex comuni di Corigliano Calabro e di Rossano, un mega-deposito della propria azienda agricola produttiva e commerciale.
Altolà, perché poco fa ho scritto la parola “sport” e la voglia d’indottrinarmi e al contempo addestrarmi alla cultura della masturbazione che impera e divide a Nord Est, ha un limite. Per me e per chi, come me, le cose le vede invece da Sud Ovest.
Se quei ruderi di “romanità” coriglianrossanese sono quelli d’un palazzetto dello sport, io credo non solo che proprio da lì bisogna ripartire, ma pure che bisogna farlo al passo col nostro tempo e farlo in grande.
Penso, insomma, che l’area in questione debba essere destinata in modo esclusivo all’edificazione di strutture sportive. Per ospitarvi gli sportivi della città, della Sibaritide, della Calabria, dell’Italia e del mondo intero che praticano ogni tipo di sport dal livello amatoriale a quello più agonistico che possa praticarsi o anche solo immaginarsi.
In una città che deficita d’importanti e funzionali strutture sportive pur avendo un mondo sociale dello sport nutrito e variegato, sarebbe davvero cosa buona e giusta.
Già, ma la “Cittadella degli uffici” ch’è prevista dalla legge regionale istitutiva del Comune di Corigliano-Rossano proprio su quel terreno baricentrico tra l’ex comune di Corigliano Calabro e l’ex comune di Rossano?
Perché, una legge regionale non può essere modificata?!
È davvero “necessaria” la tanto blasonata “cittadella”?
A mio modesto avviso no, ma proprio per niente.
Gli uffici comunali di Corigliano-Rossano sono infatti dislocati nei due centri storici cittadini nelle sedi degli ex municipi e non solo (magari sarebbe necessaria una razionalizzazione migliore di quella attuale, ma si può sempre fare) e “spostarli” solo per il “gusto” d’averli “al centro” tra Corigliano e Rossano decreterebbe la definitiva morte dei centri storici stessi.
Adesso però torniamo alla bella parola “sport”:
non è buono e giusto che una città di 80 mila abitanti debba poter avere uno stadio più “importante” del pur discreto “Stefano Rizzo” o dello sgangherato “Brillìa” nonostante la sua recentissima ristrutturazione?
Non solo un nuovo stadio e campo di calcio, ma anche altri campi, di calcio e d’altro, una grande pista per l’atletica e piscine di standard olimpionico e tant’altro, insomma una grande e sana “città dello sport” sulle ceneri e tutt’attorno a quel vecchio palazzetto scasciato.
Altro che “parco urbano” – a ridosso della Strada statale 106, ideale per sfruttarvi la prostituzione, trafficarvi e spacciarvi droga! –, i masterplan degli architetti calabresi di Milano e i “poli delle superiori” (le monache sì, ma di quale ordine?!) che soffiano sul vento della cultura della masturbazione che spira forte a Nord Est come la Bora a Trieste, ma quello lì è Nord Est “vero”, quello con la pila!
Ps Tu, cittadino moderno del Nord Est, se non capisci pila, vai a cogliere sparaci. direttore@altrepagine.it