L’appaltatore Spezzano, la dirigente De Luca, gli ex funzionari Durante e Bua e l’Ente locale di Corigliano-Rossano hanno “tentato” di evitare di essere costretti a pagare

ROMA – Il 17 gennaio 2024, il Tribunale di Castrovillari li aveva riconosciuti colpevoli e li aveva condannati a 8 mesi di reclusione ciascuno (pene sospese) e ad una provvisionale di risarcimento del danno pari a 50 mila euro a testa (la quantificazione definitiva era stata rimessa al giudice civile).
Il 5 gennaio di quest’anno, la Corte d’Appello di Catanzaro, aveva dichiarato l’oramai intervenuta prescrizione del reato, confermando però le statuizioni civili contenute nella sentenza di primo grado:
il risarcimento del danno.

La sede della Corte d’Appello di Catanzaro
Già, ma i colpevoli “prescritti” avrebbero voluto sgavitare di dover mettere mani ai portafogli e hanno proposto ciascuno il proprio ricorso alla suprema Corte di Cassazione. I cui giudici della Quarta sezione penale, a seguito dell’udienza tenutasi lo scorso 20 novembre, si sono pronunciati. E in modo definitivo:
gl’imputati dovranno pagare.
Si tratta del processo per omicidio colposo nei confronti di coloro i quali sono stati riconosciuti responsabili d’avere provocato la tragica morte, all’età di 75 anni, del maresciallo dei carabinieri in pensione Emanuele Caruso, molto conosciuto e benvoluto a Corigliano-Rossano dove risiedeva con la famiglia e dove per tanti anni era stato responsabile del Nucleo operativo dell’ex Comando Compagnia dell’Arma rossanese.
Il tragico incidente di 11 anni fa
La tragedia si consumò quasi 11 anni fa, era la mattina del 30 gennaio 2015, quando la vittima, dopo aver fatto la spesa e mentre camminava lungo il marciapiede di Via Santa Caterina, in contrada San Francesco allo Scalo coriglianese a pochi passi dalla propria abitazione di Piazza Santissima Madonna delle Grazie, venne colpito in testa dall’improvvisa caduta d’un palo della pubblica illuminazione. Che, già da tempo pericolante, venne divelto dalle forti raffiche di vento che spiravano quel giorno e lo ferì a morte.
L’anziano ex carabiniere fu colpito con violenza da quel maledetto palo in ghisa con due fari. Un colpo tremendo:
l’uomo stramazzò al suolo in una pozza di sangue, tra gli occhi attoniti degli altri passanti. Trauma cranico e trauma dorsale cervicale.

Il posto in cui avvenne il drammatico incidente, rivelatosi tragico
Il conosciutissimo e apprezzato militare pensionato morì in una clinica di Montalto Uffugo dopo 8 lunghi mesi di sofferente agonia e dopo essere passato dall’ospedale “Nicola Giannettasio” di Corigliano-Rossano all’Annunziata di Cosenza, e poi dal Centro risvegli della clinica Sant’Anna di Crotone.
La denuncia dei familiari e l’inchiesta della Procura
I familiari del maresciallo, constatato già nell’immediatezza dell’incidente rivelatosi tragico che quel palo era malandato alla sua base, denunciarono tutto alla Procura di Castrovillari attraverso i carabinieri di Corigliano che condussero le indagini.
Dall’inchiesta giudiziaria che ne scaturì, su richiesta del sostituto procuratore Angela Continisio, nell’estate del 2019 furono rinviati a giudizio il titolare dell’impresa privata appaltatrice per conto dell’ex Comune di Corigliano del servizio di Manutenzione degl’impianti di pubblica illuminazione, e alcuni funzionari dell’ex Comune di Corigliano uno dei quali attuale dirigente del Comune di Corigliano-Rossano.

Il Tribunale di Castrovillari
Gli imputati finiti a processo
Il processo ha visto imputati l’ingegnere Luigi detto Gino Spezzano di 64 anni, l’impresario affidatario dell’appalto comunale (difeso dall’avvocato Nicola Carratelli), l’ingegnere comunale Filomena De Luca di 50 anni, l’ingegnere comunale in pensione Antonio Durante di 72 anni, e il geometra comunale in pensione Franco Bua di 71 anni (difesi dall’avvocato Giovanni Bruno).
Le condanne penali poi finite prescritte furono motivate dall’inerzia dell’imprenditore affidatario dell’appalto pubblico e dei funzionari comunali, che, consapevoli dello stato di grave degrado dell’impianto elettrico stradale, avrebbero omesso urgenti e indifferibili iniziative, lasciando persistere una concreta situazione di pericolo che poteva determinare un prevedibile danno alla vita e alla incolumità delle persone proprio a causa dell’instabilità di quel palo malandato poi abbattutosi sul capo del compianto maresciallo Caruso, anche in considerazione della prevedibilità e dell’evitabilità dell’evento per le condizioni meteorologiche avverse di quel giorno.
I 3 funzionari comunali sono coloro i quali, negli anni, avevano ricoperto ruoli di responsabilità nel Servizio Manutenzione ed Ambiente e nell’Ufficio Impianti pubblica illuminazione dell’ex Comune di Corigliano.

La parola “fine” scritta dalla Cassazione in 27 pagine
Nel processo erano costituiti quali parti civili i familiari del compianto maresciallo Caruso (assistiti dagli avvocati Giovanni e Aldo Zagarese), e, quale responsabile civile, il Comune di Corigliano-Rossano (rappresentato dall’avvocato Giovanni Bruno).
Unitamente ai suoi 3 funzionari, ovviamente pure il Comune è stato civilmente condannato a risarcire la famiglia Caruso.
Le articolate motivazioni della corposissima sentenza – di ben 27 pagine – che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Spezzano e rigettato quelli della De Luca, di Durante, di Bua e del Comune di Corigliano-Rossano, sono state depositate lo scorso 28 novembre. direttore@altrepagine.it