
CATANZARO – Da qualche anno sono entrambi detenuti in regime del 41-bis al “carcere duro”. Entrambi sono stati condannati a pene pesanti, in secondo grado nell’ambito del maxiprocesso Kossa e in primo grado nell’ambito del maxiprocesso Athena.
Nel maxiprocesso Gentlemen 2, in primo grado, invece, solo uno dei due è stato pesantemente condannato, mentre l’altro n’è uscito assolto:
associazione mafiosa, traffici internazionali di droga e armi, estorsioni e molto altro.
Il 45enne Nicola Abbruzzese detto Semiasse (foto a destra) e il 39enne Pasquale Forastefano detto L’animale oppure Il pazzo (a sinistra), rappresentano onomasticamente la diarchia di ‘ndrangheta tra le famiglie Abbruzzese-Pepe e Forastefano di Cassano Jonio, che nell’ultimo decennio ha rappresentato la supercosca di riferimento anche per le altre famiglie ‘ndranghetiste operanti nella Sibaritide.
I due capi-reggenti del locale di Cassano hanno avuto predecessori cui erano succeduti e successori quando sono stati arrestati e incarcerati, perché proprio nell’ultimo decennio contro il locale cassanese i magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro hanno assestato duri colpi, che con carcerazioni preventive e condanne da parte dei giudici hanno decimato boss e gregari delle due famiglie ‘ndranghetiste.
All’Animale sono stati inflitti 16 anni di carcere in Kossa, mentre Semiasse nello stesso processo ne ha “rimediati” solo 3, Abbruzzese però ha “recuperato” in Athena con altri 20 anni mentre lì a Forastefano ne sono stati inflitti 8, e, da ultimo, in Gentlemen 2 L’animale ne ha presi 20 e Semiasse è stato assolto.
Maxiprocessi che da qui ai prossimi anni approderanno davanti alla Corte di Cassazione per i verdetti definitivi da parte dei supremi giudici dell’ordinamento italiano.
Frattanto, però, da poco più di due mesi, sui capi di Forastefano L’animale e di Abbruzzese Semiasse pende la più pesante delle accuse per gli uomini di ‘ndrangheta, vale a dire quella di omicidio.
Si tratta dell’“eliminazione”, compiuta nel dicembre di cinque anni fa, del 50enne di Sibari Giuseppe Gaetani detto ‘U scurzune, factotum dello storico boss Leonardo Narduzzu Portoraro eliminato due anni e mezzo prima e del cui omicidio al momento non si conoscono né i ritenuti esecutori né i presunti mandanti.

Giuseppe Gaetani
Dell’uccisione di Gaetani, invece, L’animale e Semiasse sono considerati i mandanti, e per questo, nelle carceri di massima sicurezza di Novara e Cuneo ove si trovano ristretti, ai due è stata notificata una nuova ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari distrettuale di Catanzaro, Chiara Esposito.
Scrive, la giudice, nel provvedimento:
«È sussistente il concreto pericolo che gli indagati possano commettere altri gravi delitti della stessa specie».
E ancora, descrivendo i due:
«personalità pericolose e prive di scrupoli»;
«Significativa propensione al crimine e pericolosità sociale, inclinazione a delinquere».
Infine, sulla “funzione” della detenzione carceraria dei due boss:
«Incontestato è il ruolo attuale svolto dagli indagati, ruolo che non cessa – ma anzi si rafforza per certi versi – a causa della patita detenzione, poiché l’“esperienza carceraria” viene messa in conto dai partecipi alle consorterie di ‘ndrangheta e il suo positivo superamento è sintomatico della tempra criminale posseduta». direttore@altrepagine.it