Il luogo simbolo della Sibaritide è rinato “sotto il segno” di Demma, il direttore a capo d’una équipe giovane e competente

SIBARI – Non si ricordano anni di dinamismo culturale come l’ultimo lustro, a Sibari. Un quinquennio nato, sviluppatosi, cresciuto – e ben maturato – sotto il segno di Filippo Demma, il direttore del Parco archeologico e del Museo della Sibaritide.
Fatte le dovute proporzioni con Cristo, in futuro forse potremmo dire “avanti Demma” e “dopo Demma” per dividere i periodi storici della vita del Parco e del Museo, i luoghi simbolo che custodiscono appunto la storia e l’identità antropologica e culturale degli attuali cittadini dell’antica Sybaris magnogreca e poi della Thurii panellenica e poi ancora della romana Copiae, tre città le cui rovine e i cui tesori si trovano sottoterra gli uni sugli altri.
Tutt’attorno alla città urbana c’era e c’è la Sibaritide, ai loro tempi una moltitudine di villaggi sparsa in un territorio immenso, oggi alcune decine tra città di grandi dimensioni, cittadine e piccoli paesi che dalle rive del Mare Jonio alla grande pianura, salendo per le colline e inerpicandosi fino alla catena montuosa del Pollino, rappresentano, forse indegnamente, gli eredi istituzionali e politici di quella storia, anzi di quelle storie.
Oggi c’è un “durante Demma” e le ultime importanti notizie sono quelle relative all’ultima campagna di scavo nel Parco archeologico, che s’è conclusa un paio di settimane fa. Dalla quale è emersa una sorprendente sequenza stratigrafica, collocata nell’area dell’emiciclo-teatro dell’antica Copiae-Thurii.
Gli scavi sono stati effettuati nel Parco del Cavallo, l’area centrale aperta al pubblico del parco archeologico, e da lì sono riemersi pezzi e frammenti d’oltre cinque secoli di storia:
dai resti d’un grande complesso architettonico attribuibile alla fase arcaica di Sybaris, al teatro d’età romana, passando per la fase urbana di Thurii.
Ed è la prova provata, scientifica, rigorosa, che Sybaris non è un’opinione. La “prova regina”.
Intellettuali locali, professionisti in altri campi ma appassionati di storia e d’archeologia, da qualche tempo, infatti, s’esercitano in ipotesi sì suggestive, ma assolutamente fuori luogo e fuori tempo a sentire i luminari della storia archeologica di Sybaris-Copiae-Thurii e a leggerne i loro saggi specialistici, testi non da fantasiosi eruditi.
LEGGI ANCHE:
SYBARIS E «L’ERESIA ARCHEOLOGICA» DI NILO DOMANICO: il celebre archeologo italiano Emanuele Greco sbertuccia l’ingegnere di Corigliano-Rossano
PORTE SBARRATE A SYBARIS per Nilo Domanico e il suo libro
Ed è per questo che il direttore Demma ha intitolato la serata di presentazione dei risultati dell’ultima campagna di scavo, così:
“Scusi, da che parte per Sibari e Thurii?”.
Assieme a lui, ieri sera, gli archeologi Raffaele Palma e Marco Pallonetti, che sono i due responsabili delle ultime attività di scavo e di documentazione.

I dottori Palma (col microfono) e Pallonetti
E assieme a loro un nutrito gruppo di giovanissimi archeologi, una gran bella équipe, competente e assennata, oltre che appassionata. Ospite speciale dell’evento, l’archeologo Damiano Pisarra, funzionario della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Cosenza e responsabile per le attività archeologiche nella Sibaritide.

L’intervento del dottor Pisarra
Ecco i risultati dell’ultima campagna di scavo
La stratigrafia emersa ha fatto apparire, nella parte inferiore delle fondazioni del muro esterno del teatro, numerosi blocchi interi e non scalpellati che appartengono ad almeno quattro diversi fregi di ordine sia dorico che ionico, attribuiti ad almeno due edifici diversi.
Il muro, in cui i grossi blocchi sono stati riutilizzati, fu realizzato in piena età romana, ma tagliando il selciato d’una strada precedente, d’uno stenopòs, una stretta via laterale, realizzato in età classica e più volte ripavimentato fino alla fine del III secolo a.C., quindi chiaramente attribuibile alla fase della colonia panellenica di Thurii, successiva alla polis di Sybaris.
Sono due, ma potrebbero essere anche quattro edifici diversi, costruiti intorno alla metà del VI secolo a.C. e distrutti a causa d’un incendio di cui già in passato altri scavi avevano fatto emergere le tracce.
Si tratta di edifici monumentali, forse due templi, uno dorico e l’altro ionico, che in epoca arcaica si trovavano nell’area più tardi occupata dal teatro:
un importante complesso architettonico che ha fatto pensare all’agorà della città magnogreca.
Non solo. Lungo lo stenopòs precedente, tagliato per poter costruire il teatro, è venuto alla luce un ambiente, forse parte di una estesa domus, le cui tracce sono leggibili in più punti al di sotto del monumento e riferibili alla fase repubblicana di Copiae:
la vita di questa residenza si sviluppa nel corso del II secolo a.C., fino all’abbandono, forse per un evento traumatico, alla fine del I secolo a.C.
Nell’ambiente adiacente allo stenopòs sono state rinvenute numerose conchiglie e la lisca d’un grosso pesce, un tonno o una ricciola, con le vertebre ancora in connessione, ma senza la testa.

Il pesce sibarita
Dallo studio approfondito dei particolari, gli archeologi ricaveranno utili informazioni sull’alimentazione degli abitanti, in cui il pescato aveva probabilmente una certa importanza, sul loro modo d’organizzare un cantiere edile e di edificare, sulle fasi di vita del teatro e su come le sue trasformazioni nel corso dei secoli hanno influenzato il vivere di comunità.
E ancora, lo scavo ha portato alla luce una serie d’oggetti, reperti che andranno ad arricchire il Museo sibarita:
una piccola fornacella in cotto utilizzata forse per rifare il filo agli strumenti da taglio, alcune buche di palo per alloggiarvi impalcature di cantieri, e monete.

Alcuni tra i reperti rinvenuti
Dunque:
edifici mai conosciuti finora, e, per la prima volta, sequenze complete che offrono la materiale sovrapposizione urbanistica delle tre città di Sybaris, poi di Thurii e infine di Copiae, datando ciascuna di esse con la certezza d’uno scavo stratigrafico condotto con metodologia scientifica. E l’esame degli elementi reimpiegati nel teatro fornirà le informazioni sugli edifici monumentali che esistevano al di sotto di esso. direttore@altrepagine.it