Secondo le risultanze processuali causò la morte d’un uomo di Cropalati, Domenico Stasi, riportando nel registro d’avergli medicato un graffio al dito

ROMA – Il 16 luglio del 2017 era lei il medico di guardia in servizio nella postazione del comune di Cropalati del Distretto sanitario di Corigliano-Rossano nell’ambito dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza.

La dottoressa rossanese A.V., 44 anni – al tempo 35enne – finì dapprima sotto indagine e poi sotto processo, per non aver saputo valutare l’infarto che un paziente aveva in atto quando era stato da lei visitato nella postazione di guardia medica e di non avergli dato l’indicazione di recarsi subito al Pronto soccorso ospedaliero. Omissione che a Domenico Stasi, il paziente del caso, avrebbe evitato la morte avvenuta il giorno dopo per infarto miocardico acuto in soggetto affetto da coronarosclerosi suboccludente.

Non solo. Già, perché la dottoressa, a seguito della denuncia formalizzata da parte dei familiari della vittima e delle relative indagini, sotto processo c’era finita non soltanto per omicidio colposo, ma pure per il correlato reato di falso ideologico aggravato in atto pubblico a fede privilegiata, avente ad oggetto la compilazione del Registro delle prestazioni, e, in particolare, del riquadro “Anamnesi, esame obiettivo, diagnosi e terapia”, dove aveva riportato per iscritto l’esito della visita della vittima come «ferita LC 1 dito mano sx. Medicazione ferita disinfezione». Indicazione falsa, secondo quanto risultato dall’ispezione cadaverica che aveva consentito d’accertare l’assenza di qualsiasi lesione a quel dito e, in generale, alle dita d’entrambe le mani.

Perciò, il 3 maggio 2023 il Tribunale di Castrovillari condannò la dottoressa alla pena di 1 anno di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento del danno in favore dei familiari dell’uomo deceduto otto anni fa per colpa medica. Sentenza di condanna che venne confermata in secondo grado, il 25 settembre del 2024, dai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro.

Il Tribunale di Castrovillari

Attraverso il proprio difensore, l’avvocato Luigi Poziello del foro di Napoli Nord, il medico aveva formalizzato il proprio motivato ricorso in Cassazione per l’ultimo grado di giudizio nei suoi confronti. Ricorso che i supremi giudici dell’ordinamento italiano hanno però dichiarato inammissibile lo scorso 29 settembre.

Le motivazioni della decisione degli “ermellini” della Quinta sezione penale – contenute nella sentenza che consta di 10 pagine – sono state depositate martedì 16 dicembre scorso.

La condanna penale e civile della dottoressa è dunque definitiva. direttore@altrepagine.it     

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com