di Nelson Mantella

CORIGLIANO-ROSSANO – Mentre il sindaco Flavio Staso al settimo anno di governo a Corigliano-Rossano continua con encomiabile coerenza a dare la colpa alle precedenti amministrazioni (che a questo punto avranno governato pure l’Impero romano), c’è chi, nel frattempo, risolve questioni di portata mondiale, almeno su Instagram.

Lui oramai è un classico della politica locale e non solo, quasi un genere letterario a sé:

il consigliere comunale Francesco Marino Scarcella ha la valigia sempre pronta e lo smartphone perennemente in modalità selfie.

Una foto qui, una stretta di mano là, un sorriso accanto a chiunque passi nel raggio di tre metri:

vertici internazionali, corridoi istituzionali, eventi di qualsiasi natura. Manca solo la foto con l’astronauta sulla Stazione spaziale internazionale, ma siamo fiduciosi.

D’altronde, i contesti sono ormai globali, planetari, quasi intergalattici. Altro che Corigliano-Rossano!

Dall’album di famiglia di Marino

Mentre Staso continua a raccontare che se oggi piove è colpa di chi amministrava dieci anni fa e se manca l’acqua è responsabilità di chi non c’è più, l’azione amministrativa si muove con una velocità molto variabile:

rapidissima se si conosce il consigliere giusto, lentissima – tendente all’eterno – se si segue la via… istituzionale.

Non a caso, nell’ultimo Consiglio comunale dell’anno, ieri, il consigliere di minoranza Giancarlo Bosco ha sollevato una questione tutt’altro che folcloristica. Ha denunciato come, con una semplice telefonata, si riescano a bypassare protocolli e procedure per ottenere piccoli interventi di manutenzione che dovrebbero rientrare nella normalissima amministrazione ordinaria.

Altro che emergenze:

qui l’ordinario diventa straordinario, ma solo per alcuni.

Diverso, invece, il destino delle richieste regolarmente protocollate:

quelle restano ferme, immobili, congelate nel tempo, sistematicamente inevase. Una gestione che profuma più di clientele che di efficienza amministrativa, dove non conta cosa chiedi, ma chi chiami.

E allora sì, va bene il sarcasmo, vanno bene le foto-ricordo, gli album di famiglia istituzionali e le pose da grande diplomazia internazionale, ma mentre qualcuno colleziona selfie e qualcun altro continua a governare guardando nello specchietto retrovisore, la città resta impantanata nelle solite beghe, con problemi reali che non si risolvono né con una foto né con l’ennesima colpa data al passato. Questa non è geopolitica. È politica locale. E qui, purtroppo, il filtro bellezza non basta. nelson.mantella@altrepagine.it

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