Soddisfatti gli avvocati Andrea e Fabio Salcina e l’amministratrice dell’impresa Lorena Montalto. Il 56enne ex dipendente Luigi Falcone è a processo per estorsione mafiosa unitamente al boss di Cassano Jonio Leonardo Abbruzzese e ad altre 4 persone

CATANZARO – Da quasi un anno era finita sotto sequestro e in amministrazione giudiziaria. Era il 17 gennaio dell’anno scorso, quando, su disposizione del giudice per le indagini preliminari distrettuale del Tribunale di Catanzaro, Chiara Esposito, dietro richiesta del sostituto procuratore della locale Direzione distrettuale antimafia, Alessandro Riello, la più grossa e importante impresa di lavori pubblici di Corigliano-Rossano, ossia la “Calabria Lavori Srls”, era entrata nell’occhio del ciclone giudiziario per effetto dell’inchiesta anti-‘ndrangheta battezzata “Fattore Delta”. Inchiesta che vede al centro la figura del 39enne boss di Cassano Jonio Leonardo Abbruzzese detto Nino oppure Castellino, da qualche anno detenuto in regime di carcere duro al 41-bis per processi in corso e condanne già inflittegli.

Il boss Leonardo Abbruzzese

Assieme al noto boss cassanese erano finite nei guai giudiziari altre 5 persone, tra le quali alcuni imprenditori titolari d’imprese di lavori pubblici:

Antonio Salvo, 36 anni, di Santa Sofia d’Epiro, Gino Cipolla, 44, di San Lorenzo del Vallo, Domenico Basile, 48, di Rocca Imperiale, Giuseppe D’Alessandro, 62, di Tursi in provincia di Matera, e Luigi Falcone, 56, di Corigliano-Rossano, quest’ultimo ex dipendente proprio della “Calabria Lavori”. Che nella giornata di ieri è stata dissequestrata da parte dei giudici del Tribunale del riesame catanzarese, a seguito d’una lunga e complessa vicenda giudiziaria sulla quale in questi mesi s’era pronunciato – e negativamente – già per ben due volte proprio il Tribunale del riesame, e per altrettante la suprema Corte di Cassazione che ai giudici catanzaresi aveva motivatamente rinviato la questione.

I massimi giudici dell’ordinamento italiano erano stati investiti della faccenda relativa al sequestro della “Calabria Lavori Srls”, da parte dei legali che difendono la titolarità dell’impresa, gli avvocati Andrea e Fabio Salcina.

“Fattore Delta”

L’inchiesta “Fattore Delta” ha disvelato presunte infiltrazioni e ingerenze della supercosca di ‘ndrangheta facente capo alle famiglie cassanesi Abbruzzese e Forastefano nei lavori del Terzo megalotto della Strada statale 106 in corso di realizzazione dal territorio del comune di Roseto Capo Spulico fino a Sibari.

Com’è noto si tratta del più grande appalto in corso nell’intera regione Calabria, dell’importo complessivo di 1 miliardo e trecento milioni di euro.

I lavori del Terzo megalotto della 106

Secondo la tesi sostenuta dai magistrati inquirenti dell’Antimafia, 3 imprese impegnate in alcuni sub-appalti si sarebbero rese strumentali al versamento d’una ritenuta tangente da quasi 113 mila euro alla supercosca ‘ndranghetista dominante nella Sibaritide. Da qui la pesante accusa d’estorsione mafiosa al boss Abbruzzese e agli altri 5 suoi co-indagati.

Il “pizzo” ‘ndranghetista sarebbe stato imposto a un’impresa di costruzioni dell’estremo Nord Italia, di Basiliano in provincia di Udine, nel Friuli, la “I.Co.P. Spa Società Benefit”.

150 mila euro di “pizzo” su un appalto da 5 milioni: il 3%

La presunta vicenda estorsiva si sarebbe verificata alla fine del 2022 ed è scaturita dalla denuncia sporta dall’imprenditore Vittorio Petrucco, legale rappresentante della “I.Co.P. Spa Società Benefit”, che aveva riferito agl’inquirenti d’avere un contratto di subappalto con la società “Impresa Tre Colli Spa” per la realizzazione della variante al metanodotto “Pisticci-Sant’Eufemia 4° tronco” per conto di “Snam Rete Gas”, consistente nella realizzazione di 2 microtunnel nel Comune di Trebisacce, per un importo pari a 5 milioni di euro.

L’imprenditore aveva denunciato d’essere venuto a conoscenza della ritenuta pretesa estorsiva avanzata da Antonio Salvo, capocantiere della “Tre Colli Spa” (l’impresa è però estranea all’inchiesta, ndr) per il tramite di due suoi dipendenti, uno dei quali, in particolare, gli avrebbe riferito ch’erano loro stati imposti 3 fornitori.

L’imprenditore del Nord non aveva capito, ma poi lo portarono a Lauropoli…

L’imprenditore avrebbe chiesto “chiarimenti” e sarebbe stato accompagnato proprio da Salvo, e da Cipolla che faceva da autista, a Lauropoli, nel quartier generale della famiglia ‘ndranghetista degli Abbruzzese:

prima d’andare al cospetto delle persone che avrebbero dovuto chiarirgli la situazione – tra le quali il boss Nino Abbruzzese in persona – l’imprenditore avrebbe dovuto lasciare il telefono nell’auto di chi l’aveva accompagnato, come fecero gli accompagnatori stessi.

Nella “riunione di lavoro” gli sarebbe stato riferito chiaramente che, per non avere “problemi”, la sua impresa avrebbe dovuto pagare il 3% dell’importo del contratto d’appalto – ovverosia 150 mila euro – e gli avrebbero dato i nomi dei fornitori coi quali l’impresa appaltatrice avrebbe dovuto lavorare.

La tangente, la “tassa d’impatto ambientale”, sarebbe stata ricavata attraverso un sistema di sovrafatturazioni con quegli stessi fornitori.

Una delle 3 imprese colluse che avrebbero ordito le sovrafatturazioni, attraverso l’utilizzo di documentazione falsa che simulava consegne di materiali e prestazioni di servizi sovradimensionate così da contenere, ab origine, la quota parte destinata al pagamento dell’estorsione che sarebbe poi confluita nelle casse della supercosca Abbruzzese-Forastefano, sarebbe stata proprio la “Calabria lavori Srls” di Corigliano-Rossano, con sede legale in contrada Occhio di lupo dove risiede l’ex dipendente Falcone, tuttora a processo nelle aule del Tribunale di Castrovillari, difeso dagli stessi avvocati Salcina che hanno ottenuto il dissequestro dell’impresa.

Luigi Falcone

Il ritenuto “ruolo” di Luigi Falcone nella contestata vicenda estorsiva di stampo mafioso

Secondo le accuse, l’impresa coriglianese sarebbe stata la prima a mettere in atto il sistema delle fatture sovradimensionate, per un importo di 8.500 euro.

Le altre 2 imprese coinvolte e finite sotto sequestro preventivo sono la C.M.I. – Calcestruzzi – materiali – inerti Srl di Rocca Imperiale, e la Smeda Srl di Tursi in provincia di Matera, pure quest’ultima dissequestrata ancor prima della “Calabria Lavori Srls”.

Uno degl’imputati è accusato, oltre che d’estorsione mafiosa come tutti gli altri, anche d’istigazione alla corruzione:

secondo l’accusa, infatti, avrebbe promesso 20 mila euro al capocantiere d’una società a partecipazione statale appaltante dei lavori, incaricato di pubblico servizio, per indurlo a falsificare i certificati di stato d’avanzamento dei lavori relativi allo smaltimento dell’acqua da parte dell’azienda incaricata.

Oltre alla denuncia dell’imprenditore friulano, l’inchiesta dell’Antimafia è corroborata da intercettazioni ambientali e telefoniche di conversazioni intrattenute dagl’indagati e da soggetti loro vicini, di testimonianze rese da persone informate sui fatti e da verifiche documentali espletate dagli agenti della Direzione investigativa antimafia.

Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha “ossequiato” i principi espressi dalla Cassazione il 10 dicembre scorso

L’ordinanza di dissequestro della “Calabria Lavori Srls”emessa ieri dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale del riesame di Catanzaro, ha ossequiato i principi ch’erano stati espressi dagli “ermellini” della sesta sezione penale della suprema Corte di Cassazione nella relativa sentenza del 10 dicembre scorso.

L’avvocato Andrea Salcina

La Cassazione, infatti, non ha valutato la “Calabria Lavori Srls” come impresa strutturalmente illecita dal momento che sarebbe rimasta coinvolta in quell’unico episodio estorsivo.

Scrivono, i giudici di Cassazione:

«La società Calabria Lavori Srls– oltre a non essere destinataria di ulteriori procedimenti penali – non presenta anomalie gestionali o di natura fiscale ed ha persino registrato una crescita del fatturato nel periodo di amministrazione giudiziale, che ha rilevato l’assenza di anomalie gestionali e fiscali, per quanto coinvolta in un fatto di indubbia gravità, ma rimasto comunque isolato;

dunque non rappresenta a tutt’oggi un pericoloso strumento di penetrazione mafiosa».

La Cassazione aveva inoltre valorizzato «la cessazione dei rapporti con la ditta estorta dal 2022» e «il definitivo allontanamento dalla compagine sociale dell’unico soggetto “corrotto” e ritenuto “responsabile” dell’accaduto».

L’avvocato Fabio Salcina

Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Salcina e dalla signora Lorena Montalto, amministratrice della “Calabria Lavori Srls”.

I due legali sono adesso concentrati nella difesa dell’imputato Falcone:

il 56enne, frattanto, non è più sottoposto agli arresti domiciliari, ma il Tribunale di Castrovillari che lo sta giudicando gli ha concesso la misura cautelare dell’obbligo di firma in caserma dai carabinieri per due volte alla settimana. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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