
ROMA – L’11 aprile dell’anno scorso era stato condannato, anche in secondo grado di giudizio, dai giudici della Corte d’Appello di Napoli, a 4 anni di carcere con interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni.
I reati?
Bancarotta fraudolenta patrimoniale e per distrazione e bancarotta impropria da operazioni dolose, in relazione al fallimento della “Labor società cooperativa a responsabilità limitata” (fallimento dichiarato con sentenza del Tribunale di Napoli il 13 aprile del 2018), in conseguenza dell’omesso adempimento delle obbligazioni tributarie, della distrazione di immobilizzazioni materiali, di crediti esigibili e di disponibilità liquide nonché della sottrazione dei libri e delle scritture contabili.
Si tratta d’un imprenditore d’origini rossanesi, Stanislao Barone di 77 anni, che attraverso quella società cooperativa poi dichiarata fallita aveva gestito alcuni appalti di servizi per conto delle Ferrovie dello Stato nella Stazione centrale di Napoli.
Attraverso il suo avvocato difensore, l’imprenditore aveva formalizzato ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna, ma i supremi giudici dell’ordinamento italiano lo scorso 29 ottobre l’hanno rigettato.
Le motivazioni della sentenza emessa dagli “ermellini” della Quinta sezione penale sono state depositate lo scorso 5 gennaio.
La condanna a 4 anni dell’imprenditore 77enne è dunque passata in giudicato col carattere della definitività. redazione@altrepagine.it