Il 60enne è stato arrestato stamane dai carabinieri assieme ai due figli Cataldo e Domenico di 40 e 35 anni

CARIATI – Sono ritenuti al vertice d’una organizzazione criminale che gestiva un vasto traffico di droga. Un “canale” che sarebbe stato attivo dal mese di marzo del 2024 al mese di settembre del 2025 tra la regione Marche e la Calabria, in particolare nella cittadina jonica di Cariati. E i protagonisti hanno un cognome “altisonante” per il passato di uomo di ‘ndrangheta, di boss di Cariati e di spietato killer di uno di loro negli anni Novanta, poi “pentitosi” e divenuto collaboratore di giustizia rivelando numerosi fatti di sangue avvenuti nella Sibaritide e nel Cirotano:
si tratta del 60enne Antonio Cicciù, arrestato questa mattina perché durante una perquisizione è stato trovato in possesso d’un revolver calibro 38 con matricola abrasa con 5 colpi all’interno, da parte dei carabinieri. Che in realtà erano andati per arrestare solo i due figli, Cataldo Cicciù di 40 anni detto Il pavone, e Domenico Cicciù di 35, pure quest’ultimo trovato in possesso d’una pistola Beretta ’98 calibro 9×21 con matricola abrasa e due caricatori pieni da 15 colpi ed altre 50 munizioni.
Nel traffico di droga tra le Marche e Cariati sono infatti coinvolti solo i due figli dello storico boss “pentito”, entrambi destinatari della misura cautelare in carcere assieme ad altre 7 persone.
Cicciù padre (assegnato ai domiciliari) e il figlio Domenico sono stati arrestati all’alba nelle Marche, il figlio Cataldo, invece, sempre stamane, a Cariati. I due figli sono stati trasferiti in carcere ad Ancona e a Cosenza.
L’operazione antidroga – denominata Potentia, dall’antico nome del comune di Potenza Picena al centro dell’inchiesta – è stata condotta dai militari in forza all’Aliquota operativa della Compagnia di Civitanova Marche coordinati dal colonnello Raffaele Ruocco, comandante provinciale dei carabinieri di Macerata, in collaborazione coi colleghi del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano diretto dal tenente colonnello Marco Filippi, e, in particolare, con gli uomini della Sezione operativa e radiomobile guidata dal luogotenente Serafino Madeo.

Il colonnello Ruocco in passato ha guidato la Compagnia dei carabinieri di Corigliano, oggi elevata a Reparto territoriale
Le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei fratelli Cicciù sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona, su richiesta della locale Direzione distrettuale Antimafia.
La “madre coraggio” marchigiana che ha denunciato tutto
Le indagini erano sono partite dalla denuncia d’una madre-coraggio marchigiana, esasperata per le continue richieste di denaro del figlio tossicodipendente:
il capo del gruppo l’aveva contattata direttamente per intimidirla e costringerla a pagare i debiti contratti dal ragazzo.
La “rete” interregionale dei Cicciù: in carcere pure la moglie di Cataldo
Gl’inquirenti hanno ricostruito una vasta rete di spaccio di cocaina che riforniva a consumatori abituali, tra cui comuni cittadini e insospettabili professionisti, nelle movimentate zone costiere di Potenza Picena e Civitanova Marche.
Al vertice dell’organizzazione – secondo le accuse – c’era Cataldo Cicciù, ben radicato sul territorio marchigiano poiché la sua famiglia si trasferì lì a metà degli anni Novanta quando il padre incominciò a collaborare coi magistrati Antimafia della Procura di Catanzaro:
in carcere c’è finita pure la moglie, la 50enne Cristina Montali, titolare d’una nota tabaccheria che fungeva da collettore dei proventi dello spaccio.

Droga a fiumi
Gli altri 6 pregiudicati arrestati – quasi tutti d’origini pugliesi, del Foggiano – avevano funzioni d’organizzazione, esecuzione, custodia e rifornimento degli stupefacenti.
Gli spacciatori utilizzavano la tecnica dello “spaccio itinerante”, cambiando luoghi d’incontro e usando WhatsApp con linguaggio in codice. Avevano individuato quattro canali d’approvvigionamento riconducibili a persone d’origine albanese, nordafricana, e alla criminalità organizzata campana. Il gruppo, secondo gl’inquirenti, esercitava un controllo serrato del territorio, conosceva le targhe dei veicoli “civetta” delle forze dell’ordine e poteva contare su fiancheggiatori pronti a dare l’allarme.
Contestati oltre 200 episodi di spaccio e sventato un tentativo di furto con esplosivo a un bancomat di Recanati.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 300 grammi di cocaina e due chili tra hashish e marijuana. direttore@altrepagine.it