
CORIGLIANO-ROSSANO – Da qualche tempo era sottoposto agli arresti domiciliari nella sua abitazione di contrada Apollinara a Corigliano-Rossano. Da quando, cioè, i carabinieri l’avevano ammanettato e incarcerato in Sicilia con un consistente quantitativo di cocaina che con ogni probabilità avrebbe dovuto consegnare in un carcere della regione insulare dove si trova detenuto un suo stretto parente.
Ieri pomeriggio, il controllo di routine nella sua abitazione da parte dei carabinieri della Stazione dello Scalo coriglianese in forza al Reparto territoriale, tanto di routine non è stato:
per un “sospetto” – o forse più per una precisa “soffiata” -, la casa è stata infatti appositamente perquisita. E dalla canna fumaria d’un caminetto di pertinenza dell’abitazione stessa è spuntata un’arma clandestina.

Gl’investigatori l’hanno trovata avvolta all’interno d’un involucro confezionato con estrema cura:
si tratta di una pistola semiautomatica marca HS Produkt SF 19, calibro 9×21, con la matricola abrasa e dotata dei relativi caricatori.
La rivoltella è risultata funzionante e in perfetto stato di conservazione:
pronta all’uso, dunque.
Ovviamente sequestrata, sarà fatta oggetto di complessi esami di laboratorio, anche di natura balistica, per capire se sia stata eventualmente utilizzata per qualche azione criminale.
Il pregiudicato in questione, il 23enne Bruno Arturi (foto) figlio del più noto Giovanni Arturi detto ‘A vozza, 46enne pluripregiudicato, è stato quindi ammanettato. E, su disposizione del magistrato di turno in Procura a Castrovillari, sottoposto a fermo d’indiziato e rinchiuso nel carcere della cittadina ai piedi del Pollino. direttore@altrepagine.it