ROMA – Padre e figlio s’erano praticamente appropriati d’una Vespa Piaggio intestata ed appartenente a un loro familiare, e uno dei due l’aveva addirittura messa in vendita sulla rete di Internet.

Quando l’effettivo proprietario Francesco Magliarella e sua moglie se n’erano accorti, li avevano denunciati entrambi anche a dispetto del fatto ch’erano dei loro strettissimi congiunti.

È successo a Corigliano-Rossano.

Così, il 66enne rossanese Antonio Magliarella e il figlio 38enne Domenico Magliarella erano finiti a processo per appropriazione indebita in concorso tra loro, e, il 6 febbraio 2023, il Tribunale di Castrovillari li aveva entrambi condannati.

I due imputati, attraverso il loro avvocato difensore avevano impugnato la sentenza, ma il 6 maggio dell’anno scorso i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro ne avevano confermato le condanne.

L’ultima parola sul “caso Vespa” l’ha scritta la suprema Corte di Cassazione, pochi giorni fa.

I giudici della suprema Corte di Cassazione un vespaio!

Al termine dell’udienza dell’8 gennaio scorso, gli “ermellini” del cosiddetto Palazzaccio di Piazza Cavour a Roma, aditi dai due imputati attraverso il loro legale, per l’ultimo, definitivo grado di giudizio, hanno dichiarato «inammissibile» il ricorso:

dunque, non solo hanno confermato le condanne di Antonio e Domenico Magliarella, ma li hanno ulteriormente condannati al pagamento di 3 mila euro ciascuno da versare alla Cassa delle ammende.

Non c’è che dire:

il “ronzìo” di quella Vespa gli è costato davvero molto caro! redazione@altrepagine.it

(nella foto d’apertura, Nanni Moretti in Vespa per le strade romane della Garbatella nel film “Caro diario” del 1993)

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