CORIGLIANO-ROSSANO – C’è una distanza sempre più evidente tra la narrazione rassicurante affidata ai social e la realtà quotidiana vissuta dai cittadini della Marina di Schiavonea, a Corigliano-Rossano. Una distanza che non può essere colmata con fotografie istituzionali, annunci a effetto o dichiarazioni di circostanza.

Nelle ultime ore il sindaco Flavio Stasi ha parlato di «grande attenzione» da parte delle forze dell’ordine e ha sostenuto che «non risulta un reato finora per il quale non siano stati individuati i responsabili»:

un’affermazione che lascia perplessi e che suona come una vera e propria beffa per chi, negli ultimi mesi, ha subito furti, danneggiamenti, aggressioni e vive in uno stato di crescente insicurezza.

Lo si venga a dire a chi ha trovato la propria abitazione violata. Lo si venga a dire ai commercianti colpiti più volte. Lo si venga a dire a chi la sera rientra a casa con timore.

La realtà, al di là dei post, racconta altro:

Schiavonea è attraversata da un malessere profondo, fatto di microcriminalità diffusa, degrado urbano e assenza di un controllo costante del territorio. Episodi ripetuti, denunciati, documentati, che non possono essere liquidati come «percezioni».

Bene il confronto con le forze dell’ordine, bene anche l’ipotesi di un presidio fisso della polizia nei locali del Quadrato, ma la domanda resta inevitabile:

perché solo ora?

E perché per mesi la situazione è stata minimizzata, se non apertamente negata?

La sicurezza non si governa a colpi di comunicazione propagandistica. Richiede presenza reale, prevenzione, pianificazione e soprattutto assunzione di responsabilità politiche.

Dire che «è tutto sotto controllo» mentre cresce la paura, significa non ascoltare la comunità. E poi ci sono loro, i tifosi più fedeli del sindaco, sempre pronti a negare l’evidenza con una sicurezza che nemmeno i fatti riescono a scalfire. Per loro Schiavonea è tranquilla, sotto controllo, quasi un modello da esportare:

i furti diventano «episodi isolati», le aggressioni «casi circoscritti», la paura dei cittadini «allarmismo».

Vivono una realtà parallela, dove basta un post istituzionale per sistemare tutto. Peccato che, fuori dai commenti entusiasti e dai like automatici, ci sia una comunità che abbassa le serrande prima del solito, guarda meglio chi incrocia per strada e aspetta risposte concrete, non rassicurazioni virtuali.

Lettera firmata

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