Il 74enne coriglianese era stato il “numero due” del padrino Santo Carelli defunto da un decennio  

PADOVA – L’hanno trovato morto in cella all’alba di oggi. E proprio questa mattina, assieme ad altri detenuti, avrebbe dovuto essere trasferito dal carcere “Due Palazzi” di Padova in un’altra struttura penitenziaria.

Il superboss di ‘ndrangheta coriglianese Pietro Giovanni Marinaro (nella foto segnaletica di tanti anni or sono), 74 anni, era detenuto ininterrottamente dall’aprile del 1998 quando fu catturato da latitante a Francoforte sul Meno, in Germania. In carcere da quasi 28 anni, dunque.

Nel corso degli anni seguenti all’arresto gli piovvero addosso pesantissime condanne, man mano divenute definitive, per associazione mafiosa e per gli omicidi che insanguinarono l’intera Piana di Sibari nel corso della cruentissima prima guerra di ‘ndrangheta ingaggiata e vinta dal padrino coriglianese Santo Carelli (pure lui morto da pluriergastolano, poco più di dieci anni fa) contro lo spodestato capobastone don Peppino Cirillo, originario della provincia di Salerno, esponente della nuova camorra organizzata del leggendario Raffaele Cutolo, e fondatore, nella Calabria settentrionale, del locale di ’ndrangheta di Sibari con la “benedizione” dei massimi capi d’allora della ‘ndrangheta di San Luca e del Reggino.

Del capobastone Carelli, Marinaro era sempre stato il “numero due”, e con lui era stato condannato all’ergastolo per gli omicidi di don Mario Mirabile, il cognato e “numero due” di Cirillo ammazzato il 31 agosto del 1990 al bivio di contrada Thurio a Corigliano, e dell’imprenditore di Cassano Jonio Gino Lanzillotta, appartenente ai nemici e ammazzato all’interno d’una sala da barba di Via Nazionale allo Scalo coriglianese il 9 gennaio del 1993.

Per l’omicidio di Giovanni Viteritti inteso come ‘U pazzu, che il 17 gennaio del 1997 fu vittima del repulisti interno allo stesso locale di ‘ndrangheta già “spostato” da Sibari a Corigliano e “governato” proprio dal duo Carelli-Marinaro, a quest’ultimo ridussero la pena dall’ergastolo a trent’anni.

Nel corso della sua detenzione per reati cosiddetti “ostativi”, Marinaro non ha mai usufruito d’alcun “permesso” d’uscita.

A Padova v’era ristretto da oltre una decina d’anni, dopo essere passato per i penitenziari di Ascoli Piceno e di Rebibbia a Roma ov’era stato in regime di 41-bis. Il “carcere duro” gli era stato revocato negli scorsi anni.

Secondo le prime informazioni fatte filtrare dal penitenziario, Marinaro la notte scorsa avrebbe compiuto un gesto estremo, forse legato al disagio per la chiusura della Sezione Alta sicurezza 1 dell’istituto di pena, col contestuale trasferimento dei detenuti della sua sezione, una ventina in tutto, in altre strutture carcerarie.

La magistratura ha comunque disposto l’autopsia.

Pare che nel carcere di Padova, Marinaro frequentasse il laboratorio artigianale di cucito, i cui responsabili l’avrebbero descritto come un uomo molto riservato. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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